L'erotismo delle storie erotiche cariche di eros, di stupende modelle, ragazze amanti del sesso in ogni sua forma. Le storie erotiche, possono essere reali confessioni o di fantasia, ma sono tremendamente eccitanti!

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  • Racconti: storie reali o immaginarie descritte con dovizia di particolari. Un erotismo che nasce dalle situazioni, dagli sguardi e dai giochi spinti oltre i limiti.
  • Fantasie: brevi scritti in cui l'autore, o l'autrice, parla dei suoi pensieri più intimi e segreti. Illustrati!
  • Confessioni: situazioni reali, vissute o conosciute, dai nostri autori. Esplosioni di sensualità, vicende vere e provate sulla propria pelle.
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Una storia esotica o… erotica?

Sentivo l’adrenalina crescermi dentro ad ogni passo, sapevo di trovarlo li, all’entrata della galleria mentre mi avvicinavo sentivo la musica proveniente da un quartetto messo proprio al centro della galleria, non l’ho guardato, proseguivo la mia strada mentre pensavo a ciò che gli avrei detto, fatto….e quant’altro…

Ecco, ho pensato, sarò apposto? I capelli!! Chissà come saranno!! Sentivo addosso ancora la puzza dell’altro “scarpone”, ma mi feci coraggio e proseguii. Volevo Assolutamente vederlo, toccare i suoi bellissimi capelli neri, lisci come il petrolio, la sua bocca carnosa che a vederla dici in te di tutto fuor che “parlami”! I suoi occhi a mandorla, che al solo pensiero mi deconcentravano (Questa cosa succedeva prima che accadesse, perché ora mi fanno completamente sballare!) Ma era successo tutto così per errore, si può dire, un fugace incontro in metropolitana, poco prima che aprissero il locale dove quella sera dovevo lavorare, ci siamo guardati in faccia, e io, come al solito, gli ho fatto un bel sorriso pensando – cavolo che figo – Immaginatevi come poteva essere il mio sorriso con quel pensiero in testa.

Lui mi seguì, scendendo alla mia fermata, standomi attaccata anche sulle scale mobili, a quel punto; cosa potevo fare se non conoscerlo… Ha un anno più di me, ma un viso da quindicenne, lo cerco fra la montagna di gente che affolla la galleria, ma non riesco ad inquadrarlo, mi giro pensando –forse è troppo tempo che non lo vedo…sarà forse cambiato?- C’erano una miriade di extracomunitari, alcuni vendevano cianfrusaglie, altri amoreggiavano con la propria partner .Mi rigiro, lo vedo, e in quell’attimo è stato come lo scindersi dei miei pensieri fatti qualche secondo prima in un milione di frammenti: – è meraviglioso!!!- Lo abbraccio, lo bacio, felice di averlo finalmente rincontrato. Bevemmo un caffè dopo aver comprato le sigarette, che avevo finito a causa della puzzola, ma io a quella non ci pensavo nemmeno, ormai era a centinaia di milioni di chilometri da me, e quella cosa non poteva più contare nulla.

Ero felice!! Non so il motivo, ma ero felice, ed era questo che contava di più.

Ad un certo punto, dopo avermi detto un sacco di cosa belle, chiesto altrettante, mi dice con una voce da mozzare il fiato e un italiano molto spagnoleggiante: -Hai paura di portarmi a casa tua?- No, perché dovrei?- Allora mi ci porti- Cavolo! Correva il ragazzo! Il mio pensiero era sicuro di non sbagliare abbozzando una serata tranquilla, senza dover per forza concludere nulla, senza la rottura di dover fare una scopata, quindi spostai di nuovo la mia attenzione su quello che stava dicendo, nulla di importante quindi annuii dicendo –SI. ci alzammo, e proseguimmo verso piazza del Duomo, in cerca di un taxi, visto l’orario i tram avevano smesso di passare, ho detto il mio indirizzo al tassista, e lui – non ho idea di dove possa essere, ho iniziato oggi la mia prima giornata di lavoro!- Ci mancava anche questa- pensai, e aggiunsi divertita dalla situazione- non ci sono problemi, glielo spiego io- Partito, avevo la bocca dell’sudamericano continuamente addosso, ma dolcemente, senza farmi male, senza stressarmi, ci continuavamo a baciare, fino a quando intuii che il tassista aveva perso tutti i suoi punti di riferimento. Gli spiegai la parte finale della strada, e finalmente arrivammo.

Saluti al conducente, mentre mi ripetevo che sarebbe andato tutto bene, che niente mi avrebbe sforzato a farlo, e come al solito mi sbagliavo!!!

Salimmo le scale, io fingendo naturalità rispondevo alle sue domande, ma ero come una corda di violino, poi finalmente d’avanti alla porta d’entrata cercando le chiavi pensai di nuovo al mio irrigidimento, e capii che non era perché non lo volevo scopare, anzi! Tutt’altro, me lo volevo strascopare, venire, eiaculare una volta dopo l’altra, impazzire, e lui con me. E’ davvero un ragazzo bellissimo, acculturato, intelligente, sapendo della sua laurea in giurisprudenza; e vi pare che io riesca a rinunciare a tutte queste cose?

Avevo dimenticato tutto e tutti, anche le regole della buona educazione, e mentre lui era in bagno che faceva pipì e chissà cos’altro, io presi a spogliarmi sicura che fosse la cosa giusta; lui arrivò mi trovò con in mano i pantaloni e la maglietta, mi baciò sulle labbra facendomi sentire di nuovo le sue, cavolo le avrei volute ovunque, teneva gli occhi chiusi, abbandonandosi al calore della passione, io chiusi i miei e immediatamente pensai:- Ho fatto la cosa giusta!!

Mi sono seduta sul letto, mentre lui era in piedi di fronte a me, senza slip, e io senza vergogna gliel’ho preso in bocca, senza chiedergli se a lui andava, senza alcun ritegno, ne pudore.

Tenevo fra le labbra il suo bel cazzo straniero, gli leccavo la cappella (chiaria in confronto all’asta scurissima) mi piaceva tanto il suo sapore, a differenza di quello che mi aspettavo. Anche a lui piaceva la cosa, gli piaceva il modo con il quale aprivo e chiudevo il prepuzio con le labbra, e gli leccavo per bene il glande titillandogli il buchino in cima al membro, lasciandolo sospirare, gemere di desiderio.

La sua testa era un continuo alzarsi e abbassarsi, per gemere e guardarmi, poi mi fece cenno di alzarmi, e io sapevo cosa mi aspettava…. E LO VOLEVO !

Il suo cazzo era duro come un bastone, e di dimensioni considerevoli, e io non vedevo l’ora di averlo dentro quell’ arnese, di infilarlo nella tana, per muovermi come piace a me, di godermelo tutto, fino in fondo. Mi alzai, lui mi aiutò a prendere la mia posizione abituale, quella con il culo all’insù, godendo anche di questo, anche sentendo la sua pelle glabra sulla mia schiena mentre mi posizionava, e io con le due mani e la faccia sul materasso, gli lasciai libero il campo, di fare ciò che voleva: mi passò la lingua sulla figa per bagnarla un po’ (anche se non serviva), e ci mise all’entrata il glande, quasi sulla soglia, per poi spingerlo dentro, prima piano, dolcemente poi quando fu ben dentro la mia vagina fino in fondo, continuando come un fucile a ripetizione, una mitragliatrice, io lo sentivo muoversi avanti, indietro, procurandomi infinito piacere.

In quella posizione per me non è facile farmi venire, ma nel mio cervello però non c’era nulla, più niente che riuscisse a fermare il mio continuo godimento, era come se fosse una prateria del selvaggio west, solo erba e continuavo a dire si, a piegare le gambe per sentirlo di più, a drizzarle per seguire il suo movimento, prima lento, poi a tratti veloce. Sentivo che la nostra danza sarebbe continuata, come il mio bruciore, dato dai colpi ricevuti, ma in quel momento il dolore era con la goduria, e non faceva alcun male. Poi gli ho chiesto di fermarsi, per cambiare posizione, e quando si è tolto, e quindi io girata, gliel’ho riguardato, sembrava il pennone di una nave, e nel pieno della sua potenza lo avrei preso di nuovo in bocca, per vederlo di nuovo in faccia mentre singhiozzava, ma non lo feci, avevo intenzione di prendermi almeno un minuto di pausa, mi aveva distrutto! Ma non ci fu niente da fare, lui aveva troppa voglia di me, mi aveva aspettata per 2 anni, e il mio NO sarebbe stato come un coltello, e non rifiutai!

Mi montò lui, alla missionaria, cazzo!!! Che bello!!! Lo sentivo tutto che sprofondava nella mia carne, su e giù, come un aratro, ed era un continuo spostamento delle mie gambe, continuavo a spingerlo sui glutei, perché a me non bastava, lo volevo di più, volevo urlare per colmare il suo orgoglio, ma non mi è stato possibile, avendo lasciato la finestra aperta. Ciò poco importa perché anche senza gridare son venuta ugualmente, ansimando fortissimo, il mio corpo vibrava e la mia fica infiammata pulsava come un cuore aperto!!!.

Ma niente, lui continuò ad affermare la sua potenza, senza sosta, mi prese con le mani le gambe se le portò sulle spalle, e così continuò a schiaffarmelo ancora dentro ancora più in fondo dannato randello, mi sembrava un oblio, una punizione divina, fra la lussuria e il dolore. Eravamo sudati, ma ciò non importava, continuava lui, a darci dentro, a farmelo sentire quanto fosse rigido per me, *quanto mi aveva aspettato, quasi come per farmela pagare, dai suoi occhi non traspariva il risentimento, ma solo dolcezza, e attenzione per quello che mi stava facendo*.

Ad un certo punto mi chiese se fossi stanca, e io quasi contenta della domanda risposi – He sai, un pochino si-Allora si spostò, e si mise accanto a me. Stavo bene, mi sentivo appagata, contenta; gli chiesi se voleva venire, era ovvio di si, dopo le sensazioni che mi aveva fatto provare, dopo tutto volevo che anche lui si sentisse come me, ma mi rispose – No! Io vengo dopo. Dopo tante volte, tu stai qui, riposati un poco, poi riprendiamo.- e io pensando – Oh cribbio –

E lui di nuovo –Sono capace di fare l’amore tutta la notte – Allora sedendomi sul letto, e guardandomela aggiunsi – Spero che ci andrai con più calma – Conclusi la frase guardandolo, per strappare un po’ di sentimento a quell’orco cattivo, che mi aveva fatto del male.

Si tolse il condom e proseguì dicendo – Sarà per colpa del profilattico che con il continuo sfregamento ti ha infiammato- Io annuii non pensandoci….Avevo bisogno di qualcosa di freddo per calmare il bruciore.

Andai in bagno, me la risciacquai per bene con acqua fredda e tornai subito alla ribalta, mi sentivo un po’ meglio, (sedetti) sul letto e lasciai che il mio fringuello andasse a lavarsi, a cosa fatta (io ero distesa) si sdraiò sul letto in cerca di coccole, gli feci 2 carezze, e partì in quarta senza aver cura dei miei voleri, senza preoccuparsi se ne avevo voglia, e fece bene perché di voglia ne avevo, e tanta… – E’ proprio un bandito- pensai ridendo, si mise sopra di me con la baionetta in tiro, io ero di nuovo bagnata, ma non lo volevo subito dentro, aprii le gambe concedendogli di metterlo al caldo, vicino alla mia figa, ma niente non ci fu verso, lo voleva mettere dentro, io non volevo, non lo avrei voluto mai senza profilattico. Lo bloccai chiudendo le mie gambe sui suoi fianchi, e li non ci fu più niente da fare, si arrese.

Mi alzai, andai in bagno a cercare un altro condom,(per fortuna il mio compagno che mi conosce bene mi rifornisce di preservativi in abbondanza), si me li regala e mi dice <-Mi raccomando amore mio se scopi con qualcuno usali sempre e poi pero mi devi raccontare tutto !! CHE MATTO !>.

Ero preoccupata dal pensiero che gli sarebbe andato giù l’uccello, cosa che assolutamente non volevo, ma anzi l’idea di sentirlo, di averlo di nuovo in mezzo alle gambe aumentava la mia foga nel raggiungere quel maledetto pezzo di plastica. – Eccolo! – Esclamai, finalmente! Giunsi da lui, che mi stava aspettando con la massima indifferenza, tranquillo, con il suo cordone ancora bello turgido, scuro, sembrava lo avesse rubato ad un negro come la sua pelle fosse scura.

Se lo teneva fra le mani, dandogli qualche colpetto a mo’ di sega, si tirò su, e gli infilai io il guanto facendo attenzione di non romperlo.

Mi prese il polso, lui era in piedi di fronte a me, mi girò di nuovo con le mani appoggiate al letto, avevo i piedi nudi, ma non sentivo il freddo del pavimento, sentivo solo quel cazzo lungo, grosso, duro che mi entrava la vagina, che irrompeva senza timore, senza preoccupazioni, per uscire un po’ più di metà e rifare di nuovo la sua entrata per 10, 100, 1000 volte.

Di fronte a me lo specchio della parete rifletteva i nostri corpi uniti nella fantastica perdizione del sesso. Fu in quel preciso istante che decisi di scrivere questo racconto e di pubblicarlo insieme a mie foto moolto intime

nel mio sito, www.lussuria.org

Anche lui mi guardava con lussuria, a me faceva libidine la sua pelle scura, era bellissimo nel ritmo incalzante dei suoi fremiti, nell’affondare il suo perno infondo, io stringevo i denti, ma non so nemmeno ora se lo facevo più per piacere o per dolore.

Guardavo lo specchio, cercando di intendere il suo volto, le sue espressioni, era sempre dietro di me, che spingeva con la forza di uno stallone in calore, – Fermati ti prego!!! – Fu il mio gemito –Oh scusami- La sua risposta. Mi girai di nuovo, guardandolo in faccia, nessuno dei due parlò, intuii che toccava a me di nuovo allungare il mio godimento, si sdraiò sul letto e subito io c’ero sopra, avvinghiai il suo membro con le mani, desiderosa di averlo dentro, pronta per un’altra volta, pianino però, le dimensioni non erano certo da scherzare; quando finalmente sentii dentro di me il suo strepitoso glande, tirai un urletto, come se fosse per me la prima volta in assoluto; ma non era così, io avevo fretta di spingere, di spingerlo più in alto, fino a toccare il limite, più infondo, sempre di più, e questo gioco mi prendeva l’anima, avevo il suo tarello dentro , di me, di un sud americano, meticcio, solo di UN anno più grande di me, parla da dio in spagnolo…Insomma, queste cose messe assieme mi facevano impazzire!!!

Mi muovevo, si, ero io che comandavo (il gioco), “e come mi muovevo!!”

Su e giù con qualche pausa, infondo me lo potevo godere come meglio credevo il ragazzo, e quindi non ne avevo voglia di venire subito dunque un po’ forte, un po’ piano, poi, quando mi andava puntavo i piedi sul materasso, e mi alzavo, quasi come dovessi fuggire, ma ritornavo a riprenderlo ed era come se la mia fica baciasse il suo cazzo, , non volevo mi scappasse. Nei suoi incitamenti c’era una goduria…come poterla descrivere? Se non sud americana?? Mi sussurrava frasi accalorate in spagnolo, e continuava a ripetermi – Si, si, si, si, si – Cercava di muovermi come piaceva a lui, veloce, quanto piaceva a me, ma io non lo seguivo, io dentro alla mia mente, avevo le mie sensazioni, i miei ritmi da seguire, il mio mondo a cui badare, quindi ignoravo le sue mani appoggiate dietro al mio culo ma sentivo il suo bacino spingere in alto, e questo fu il motivo…esistevo solo io, e da egoista ho GODUTO A LUNGO, SIII!!!, SONO VENUTA ANZI RIVENUTA ancora, allagando con gli umori del mio imene il suo bacino già fradicio di sudore.

Mentre arrivavo all’ultimo scalino del mio compiacimento, finalmente era venuto anche lui, quindi mi dispiaceva lasciarlo li, senza muovermi, addirittura trascurandolo, fermarmi placida fra le sue braccia, ignorando oltre modo la sua libidine, quindi mi mossi ancora, per non far finire il suo godimento, 2 colpetti, 2 movimenti di glutei, e poi finii fra le sue braccia scure. Il nostro grido fu unisono nel momento dell’estasi, quasi come fosse uno sfogo, o meglio, un rito, una canzone, che senza saperlo conoscevamo ambedue.

Io pensai – Cavolo, sarà l’ultima volta questa?!- Aspettai, anche se le mie gambe vibravano ancora dall’estasi provata. Si mise tranquillo vicino a me, succhiandomi dolcemente i capezzoli, palpandomi amorevolmente il seno prima, e i capelli. Io appoggiai la testa sul suo petto latino, sentendo l’odore del suo sudore. Lo accarezzavo, la sua pelle era di velluto, di, liscia, senza imperfezioni; restammo in silenzio per qualche minuto, e poi….

Dopo questa esuberante scopata, intercalata fra i sentimenti e il piacere, decisi che era ora di dormire….

Non ci fu verso…di nuovo…voleva reinserirlo, rimetterlo, penetrarmi, affondare il suo arnese dentro la mia vagina gonfia e caldissima.

Infatti, sentendomi sua, decise di montarmi su di nuovo, – Cristo!!! Ma che cazzo c’ha questo!!! – allora esclamai – Ma io ho sonno, sono stanca, non abituata –

E lui avendolo fra le mani con tutta l’intenzione di sbatterlo dentro e guardandomi con la faccia da penitente perplesso, alzando le ciglia – Non ti è piaciuto? Non vuoi rifarlo? – Io ero uno straccio, stanca, e troppo inebriata da quella dose di randello, me ne resi conto, e dissi – Certo, è stato inebriante! – Sceglievo apposta le parole più lunghe per guadagnare più tempo – Ma non ce la faccio, non mi hai punito abbastanza? – Lo interrogai con un viso timoroso della sua risposta; il meticcio era sempre su di me, passò un attimo dalla sua risposta – Ok – Mi disse, – perdona la mia irruenza, ma noi siamo così – Bella risposta, devo dire! In quel momento non mi fece molto piacere, anche perché a me non andava bene giustificarlo per il male che mi aveva fatto, aggrottai le ciglia, lo guardai fisso nei suoi occhi scuri e pronunciai le ultime parole famose – Ma cazzo…quante volte ancora? – La testa mi girava, sentivo dentro di me che non ce l’avrei fatta di nuovo, con quella mazza di straniero fra le cosce, e lui – Te l’ho detto, tutta la notte! – Pensai – Ma allora non scherzava!!! – Gli diedi uno schiaffetto, per fargli capire di tornare a cuccia e finalmente si sdraiò al mio fianco, tranquillo per qualche secondo. Io avevo lasciato stare ogni pensiero di mettermi all’opera; ma accarezzandolo, avendolo vicino, non ero contenta. Forse il motivo era chiaro, continuava a toccarselo, a menarselo, piano, delicatamente, quasi si vergognasse di quello che stava facendo. E allora pensai – Povero caro, qualcosa devo pur fargli perché stia buono – Immediatamente dopo il mio ragionevole pensiero ci fu la sua domanda – Allora me lo fai un pompino? – Cosa potevo rispondergli io, una così dolce ragazza, buona e comprensiva quale sono? – Si – Alzai il capo, la schiena per sedermi meglio vicino al suo dannato membro insaziabile, mi abbassai, e lo ebbi fra le labbra. Era già duro ancor prima del mio si, mentre se lo menava, e io nel frattempo rimuginavo al tempo, allo sforzo che avrei dovuto impiegare per farlo venire, un’altra volta.

Continuai a passargli la lingua sull’asta a fargli sentire il piercing, (un piccolo diamante incastonato in oro bianco che ho sulla lingua e che fa impazzire tutti quelli che lo provano), continuavo a sentire i suoi lamenti, e gemiti ricchi di orgoglio, incontrai la sua mano, quasi tremante, sulla mia fronte sudata, e con un cenno, ma senza smettere di lamentarsi fece in modo che mi spostassi, verso le sacche dei suoi testicoli. Allora presi a succhiargli le sue pesche cercando con la lingua il nocciolo, quasi impercettibile dalla montagna di sperma che aveva ancora nelle palle. Lui continuò a menarselo irrigidendo le gambe sempre con più frequenza, io lo guardavo, mi piaceva osservare il suo viso al momento dell’orgasmo.

Smise di colpo di sospirare , passarono alcuni secondi di silenzio nei quali si sentiva solo il rumore della mia lingua che incessantemente leccava, lappava, slurpava con passione, dondolando la parte finale del suo genitale. Dopo di che il suo ansimare si fece più frequente, la sua mano più veloce, e il suo sperma rovente mi colpiva sulle labbra, sugli occhi sui capelli, sul seno, ma quanta sborra aveva !!!! lui si fermò con la mano lasciando la presa, ma li c’ero io, che continuai a fargli sentire quanto sia lungo il corridoio dell’estasi, scoppiò in una risata, ad occhi chiusi, sembrava leggero, rinnovato, sobrio! Quasi come se fosse stato fino ad allora ubriaco di passione e di desiderio.

Infine, io stanca e finalmente soddisfatta, come del resto lui, decisi che era il momento di finirla con tutto sto godimento, anche per render la notte quieta ai vicini, per lo meno al mattino!!

Chiusi gli occhi con lui vicino, cercando di non pensare a quello che avevamo appena concluso…una notte folle? Una notte di goduria e passione? Non lo sapevo, mi era piaciuto tutto, fino in fondo, ma non riuscivo a ripensarci, per paura che mi venisse voglia di nuovo!

Lui era contento, la sua pace sprizzava da tutti i pori, il suo pene era divertito, e non mi promise nulla di buono. Gli chiesi – Ma…..ora dormiamo vero? – Mi fece si con la testa, con gli occhi chiusi accennando un sorriso strafottente. Feci finta di niente, mi girai verso di lui. Lo baciai ripetutamente pianino sulla spalla e mi abbandonai cercando finalmente il sonno.

Ma ?….Che?….Che cosa??? – Pensai, con gli occhi gonfi ancora chiusi, la bocca impastata – Chi???- Ricordai tutto, e dalla mia faccia si cancellò l’espressione di disgusto per essere stata svegliata, e ci apparve un sorriso compiaciuto aprendo gli occhi. – Ciao!- Mi disse.- La sua mano mi accarezzava il seno e la pancia, il lenzuolo copriva a malapena il mio pube essendo lui scoperto mi sfuggì un’occhiata e pensai – Per fortuna, non è ancora in tiro.- E risposi – Buongiorno!- Lo lasciai continuare a toccarmi, inconsapevole io, di ciò che sarebbe successo.

Guardai l’orologio che segnava quasi le 8 e subito mi misi il palmo della pano sulla fronte e pensai – Questo è pazzo!! A svegliarmi così presto-

Mi girai con il corpo verso il muro, io volevo continuare a dormire, e feci qualche rumorino con la bocca, simile ad un hmmm…come per far capire che la mia stanchezza continuava ad essere tanta, quindi di lasciarmi stare, e che non avremmo combinato niente. Continuò, lui, a toccarmi la schiena, a baciarmi la spalla fino a che si mise con il fianco sul materasso, parallelo al mio corpo, allungò una mano per tastarmi le tette lo lasciai continuare, mi si avvicinò con il corpo, sentì la sua pelle vellutata contro la mia schiena, sorrisi quasi nascondendomi dai suoi occhi, credendo di poter far accrescere il suo desiderio se mi avesse visto così attenta a ciò che avveniva. Avrei voluto fare 100 000 cose per distrarlo, ma ero impietrita, ferma, attenta al volgersi della situazione, infondo non era male la cosa……

Mi girai, stanca di percepire le sue lamentele per la posizione scomoda in cui eravamo, aveva una mano gentile, fievole, sottile, ma anche molto sicura, non tremava più come la notte scorsa, insicuro di dove toccarmi, sapeva dov’erano i miei capezzoli, e aveva capito come palparli per renderli turgidi, pianino, delicatamente, senza troppo far sentir le mani.

Aveva capito bene, e io rimanevo ad occhi chiusi, gustandomi il tutto senza dar adito ai suoi stimoli, forse con aria compiaciuta, la mia, e coccolandomi fra le nuvole incontrai IL macigno! Era di nuovo IMPIETRITO e mi fece un po paura.

Lo sentivo appoggiato al mio sedere, insieme al suo lieve movimento canino, essendo ancora disteso sul fianco, incominciava a muovere il bacino con movimenti quasi impercettibili, e a me crebbe la paura. Di cosa? Di averlo ancora dentro, e di godere ancora tantissimo, gli chiesi sorpresa –Ma c’hai ancora voglia di scopare?- Lui ridacchiò un pochino e in un orecchio mi rispose sussurrando –Si- A quel punto spalancai gli occhi presa da un brivido sulla schiena, mi resi conto che non c’era rimasto niente da salvare: ne capre ne cavoli, quindi con “profondo rammarico”, ed estrema fretta andai a risciacquarmi, già con in mente la libidine di farmelo di nuovo, quel bastardo, quell’animale di extracomunitario, che non lasciava tregua, quell’uomo nero, o scuro…forse lievemente; beh poteva essere qualsiasi cosa, l’importante era che avesse un palo in mezzo alle gambe, che fosse bello, da morire; e queste cose le aveva tutte.

Tornai li con in mano un profilattico,(l’ultimo, ma quanti ne avevamo usati ??? bho !) sapeva cosa farne, lo mise, io ero in piedi al suo fianco lo guardavo attenta, osservavo il suo pene da chilo, un cazzone sostanzioso, che stava bene in bocca e subito pensai – Dopo me lo succhio per benino- Mi leccavo i baffi , golosa solo a pensarci,

Fece cenno di montargli a cavallo, e io non me lo feci ripetere, lo inserii con cautela, e iniziai la mia danza sul PALO, sistematicamente mi mossi in avanti e indietro, fino ad arrivare alla soglia dell’oblio, accelerando il movimento per sentirlo fino in fondo, entrare e uscire quel meraviglioso muscolo nero, mi pareva impossibile: quasi 10 minuti fa ero mezza addormentata quasi insensibile potrei dire alle sue effusioni, ed ora eccomi li, a godermelo tutto, ansiosa nell’averlo dentro desiderosa di venire di bagnarlo tutto di spargergli addosso la mia essenza, dentro di me c’era il fuoco, sentivo i lapilli di quell’ardere, mi sentivo bruciare di passione.

I miei sospiri erano interminabili, poi soffocati, e ancora sussurrati.

Rallentai, anche se lui mi ripeteva – Continua….mi piace, si…. – e mi implorava –Non smettere, ti prego- Aveva in mano il miei glutei ben aperti per far spazio alla sua entrata, mi teneva ben stretta facendo sembrare che guidasse lui il mio coito, lo lasciavo credere, avevo ben altro a cui pensare io, che alle sue mani che muovevano il mio culo ben più veloce di quel che realmente facevo. Andai pianino si, ma solo per qualche secondo, chiusi gli occhi e mi lasciai andare, ripresi l’andatura al galoppo e feci saltare addirittura il letto per ben tre volte, poi piantai con i piedi ben saldi al materasso, e lo sentivo entrare, uscire, senza inibizioni quel gancio, mi faceva godere, e di nuovo senza fermarmi, e sempre con dentro l’arnese ripresi la posizione di sella, appoggiai le mani sul suo petto e finalmente cominciai a godere sul serio, perché poco prima non lo facevo seriamente?

-No!- Esclamai e subito –Siiii!- E nella mia indecisione gli piantai le unghie sul suo petto scarno, susseguendo ai miei: si, sospiri e lamenti indescrivibili. Avevo dentro la forza, l’impeto e il libido di un’animale, di una schifosa giumenta vogliosa, accelerai il mio galoppo, lo sentivo infondo, mi toccava l’utero da quanto infondo lo volevo, intanto mi aveva preso fra le mani le mammelle e fu un urlo, con le labbra fra i denti ma pur sempre un urlo di piacere infinito; ma mi sentivo bloccata, non riuscivo ad accasciarmi sul suo petto rassicurante, dato che le sue mani di velluto erano affondate nei miei seni, gli presi le mani e con forza gli piegai le braccia, anche quelle ben tese, e con estrema facilità gliele portai sopra alla testa; a lui questa imposizione non fece piacere e con sforzo si liberò dalla mia presa, io lo lasciai andare, sicura che avesse capito…

ed aveva capito. Questo impeto m’aveva aiutato a smaltire l’affanno del coito, appoggiai la testa alla sua spalla e gli dissi – Sali tu adesso!- E lui ribatté – Sei già stanca?- Io lo guardai negli occhi come per controbattere – STRONZO! Non mi fai dormire, e mi scopi come un ossesso!!- Invece aggiunsi un timido – Si- Tolsi il ragno dal buco, non mi sarei sorpresa se fosse diventato un attimino moscio, invece niente, stava su come l’asta dell’alza bandiera in una mattina di gennaio con la neve e i picchetti intorno che alzano, all’alba sta bandiera del “cazzo”.Tirandosi su aggiunse –Come lo vuoi adesso?- Io non risposi, ero stanca e attonita, avevo le palle piene di quel cazzo duro, perfino nell’ejaculare, e decisi che alla pecorina era la posizione migliore, per riposarmi e magari dormire, sfuggì da sotto il mio corpo, io mi misi in ginocchio, mi venne dietro, inginocchiandosi sul letto anche lui sembravamo in preghiera al DIO PRIAPO, , e con le mani appoggiate sui miei glutei. Quando lo inserì nella tana, ancora calda e fradicia, tirai su la testa, quanto mi piaceva…cavolo, quel rumorino costituito dai miei umori e l’aderenza del cazzoduro e tosto, quanto mi piaceva quel dolorino che sentivo sulla mia figa di pelle tirata, di peli in procinto di strapparsi – Piano – gemetti –Con calma- e lui – Si si, scusa, scusa- con tranquillità lo fece sprofondare tutto, e si perse nell’abbraccio delle mie grandi labbra. Strinsi le gambe, ormai era li, non poteva più sfuggirmi, tirai i muscoli addominali, quelli inguinali, e quelli dentro alla vagina. Lui sospirò molto profondamente, entrò e uscì, irrompendo lentamente per due volte poi sempre con più forza, con velocità, sempre di più, sempre più in fretta, Mi piaceva, ed anche a lui, secondo me provava piacere vedermi con gli occhi stretti e la bocca semi aperta in una smorfia di dolore a causa delle sue spinte pelviche, della profondità a cui arrivava, sentivo che mi apriva, mi squarciava il ventre, ma ci piaceva, Abbassai la schiena e mi inarcai, in modo di tirar su ancor di più il posteriore, allargai le gambe appoggiai la guancia sul materasso come una talebana e a quel punto fece ancora più forza schiaffandomelo dentro, avanti e indietro, tanto forte da sentire le guance paffute del mio culo far lo stesso rumore di sberle su una faccia, contro il suo addome. Continuavamo a godere, poi ad un tratto mi fermai di gemere, e lasciai continuare lui nel suo assolo.

Mi prese per i capelli, mi tirò su la testa dicendomi affannato – Voglio vederti la schiena…..mi piaci, voglio vedere i tuoi capelli- Gli diedi retta, drizzai le braccia e la schiena, in modo da sembrare la sua pecorella smarrita, soffrivo, gemevo, in silenzio lo ascoltavo, come i rumori della nostra pelle del mio fondoschiena e della sua pancia che urlava pietà. Stranamente si fermò, si piegò sulla mia schiena e chiese – Sei stanca?- Si- Risposi affannata sospirante –Ma ti piace?- continuò – Si è bellissimo!Mi fai morire!- Intendevo proprio il vero senso della parola, ma non credo che mi avesse capito, mi spinse avanti con il busto dandomi un colpetto con il bacino – Mettiti giù, distenditi che provo così- Mi protrassi in avanti, sentendolo su di me, mi pareva di rinascere quando me lo aveva enunciato, mi distesi sul letto con il suo cazzo ancora dentro, eravamo uno sull’altra, lui con la pancia sopra la mia schiena, ma non mi pareva convinto della cosa; mi diede alcuni colpi poi si tirò su, con le mani appoggiate alle mie scapole mi punì ancora, e ancora, lo sentivo deciso nel suo godimento, poi, mi inventai di muovere il culo, di fargli sentire come si muove la maestra; non lo avessi mai fatto!! Si sdraiò ancora su di me, appoggiò la bocca al mio orecchio, io nel frattempo lo sentivo ululare di piacere, tiravo i muscoli del fondoschiena, Andando su e giù, ero estremamente stanca, ma ben ripagata dall’eccitamento che stava provando. Continuava a emettere suoni che a scriverli non vi farei capire quanto belli fossero, e con la sua bocca alternando baci affettuosi sul collo e sulla nuca a mugolii (?),mi diceva –Si!Si! Sei fantastica, mi piace, non fermarti!- Pensate, lo avevo addosso, ero Io che facevo fatica, e in più non dovevo smettere…però! La sua eccitazione era al massimo, tanto che gli si cambiò perfino la voce, da femminuccia, fine e vergognosa, ad una voce mascolina, pensate voi che cosa riesco a fare agli uomini! E continuavo, bagnata di sudore, a muovere il bacino,con i muscoli del sedere tirati al massimo, in una danza a lui adatta, fino a che lo sentii urlare, compiuto, soddisfatto, sazio, appagato! Si distese su di me esanime, senza aprir bocca, snervato da quella dose di amplessologia che la maestra gli aveva appena insegnato! Si mise di nuovo accanto a me, con gli occhi chiusi, io lo guardai sorpresa e pensai –

Nel frattempo me la ridevo sotto i baffi perché anch’io ero snervata, ma felice di quello che avevo provato e che gli avevo fatto provare, un accoppiamento proprio ben riuscito; lui aggiunse –Sei brava a muoverti! Hai imparato da sola?

-Eh si!- Risposi.

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