Memorie di un bancario – Teresa !

Quando conobbi Gina, Teresa era la mia amante da dieci giorni. Aveva ventisette anni ed era sposata. Suo marito, un ufficiale, era gelosissimo, per questa ragione, avemmo appena un paio di incontri in un alberghetto, sufficienti a rivelare il suo temperamento.

Acconsentì ad un appuntamento dopo un mese di corte serrata e dopo mille ritrosie accettò di seguirmi in albergo. Si lasciò spogliare senza opporre resistenza, era una tipica bellezza siciliana con capelli che gli arrivavano ai lombi, di un nero corvino come neri erano i peli che ornavano il suo pube e le sue ascelle, i seni pesanti ma sodi oscillavano appena quando la donna si muoveva come frutti pronti a essere colti.

Teresa consapevole della propria bellezza si lasciava ammirare, si voltò offrendomi la vista del culo perfetto nella sua rotondità, delle gambe tornite. . . Mi volle nudo e quando mi fui spogliato non nascose la sua bramosia per il membro che aveva fatto rizzare, si allungò sul letto e si lasciò possedere incitandomi oscenamente.
– Oh fottimi subito. . . dammelo il tuo cazzo!

Era insaziabile, godeva urlando il suo piacere, sollevandomi come un fuscello in orgasmi che sembravano senza fine. Era una vera furia, un’autentica femmina da letto sempre pronta!
Un giorno mentre Gina e io passeggiavamo, ci imbattemmo proprio in Teresa! Non mi avvidi di lei se non quando l’incontro era ormai inevitabile, la mia amica rimase sorpresa sentendo la donna apostrofarmi con malcelata ironia.
– Guarda chi si vede! Il caro Furio. . . e in buona compagnia anche!

Non sapevo come comportarmi, ricordo che farfugliai qualcosa, poi mi ripresi e feci le presentazioni:
– Teresa, una cara amica. . . Gina Sirosky.

Davanti al sorriso di Gina, Teresa sembrò calmarsi, strinse la mano che questa le tese e con palese sforzo disse:
– Piacere!

Dallo sguardo che Gina mi lanciò, mi accorsi che aveva capito chi era la donna che aveva d’innanzi. Si profuse in mille complimenti.
– E un piacere conoscere un’amica di Furio. . . Se tutte le sue amiche sono come lei, come riuscirò a fare breccia nel suo cuore? Oh ma rimanga! Stavamo per prendere qualcosa, la prego, deve farci compagnia!

Eravamo davanti al caffè Alberto, Gina ci pilotò ad un tavolino all’ombra e porse una sedia alla donna. Davanti a tanta gentilezza, Teresa si accomodò. Mi sedetti di fronte sentendo senza ascoltare i complimenti che si scambiavano. Gina sapeva della mia relazione con Teresa e sicuramente la bruna sospettava che Gina e io. . .

Ero a disagio, mi alzai per andare al banco a prendere delle sigarette, mi attardai volutamente, quando ritornai da loro, stavano ridendo allegramente. Teresa si voltò con un largo sorriso.
– Sai. . . abbiamo frequentato lo stesso collegio!
– Ma. . . vi conoscete? Chiesi sorpreso.
– No, però siamo state entrambe allieve di una certa suora. . .

Le guardai, Teresa era leggermente arrossita, colsi lo sguardo che le due si scambiarono, infine Gina disse:
– Dobbiamo festeggiare questo incontro, andiamo a casa mia?

Si alzò imitata dalla bruna. Non terminai neanche di bere tanto sembravano impazienti. Temendo una scenata tentai di oppormi.
– Ma. . . forse Teresa ha degli impegni, non mi sembra il caso!
– Invece lo è. . . Sarà un giorno eccezionale anche per lei, vedrà!

Una volta a casa, Gina mise in un secchiello una bottiglia di champagne con del ghiaccio. Canticchiava come una ragazzina, io ero contrariato perché quel pomeriggio dovevamo fare all’amore, invece ecco che Teresa. . . Glie lo dissi, poi non vedendo più la bruna chiesi:
– Teresa, dov’è andata? Lei mi gettò le braccia al collo.
– E andata a rinfrescarsi. . . tornerà subito. Oh caro, baciami!

La sua bocca mi fece dimenticare tutto il resto, il corpo che premeva contro il mio era caldo, cedevole sotto le mani che scesero sotto le sue natiche per stringerla e farle sentire il mio desiderio. Non pensavo più a Teresa, la sua risata fu per me come un pugno, mi scostai da Gina e mi voltai.

Teresa era accanto a noi, rideva ancora ma mi resi conto che non avrebbe fatto una scena di gelosia. Abbozzò una smorfia di divertita ironia indicando la stoffa tesa dalla pressione del mio pene in erezione.
– Ohh mio caro. . . Sei sempre lo stesso! Vero Gina?

La padrona di casa rise anch’essa poi si rivolse a me.
– Amico mio, Teresa sa di noi due e. . . anch’io so ma si rassicuri, quello che ci siamo dette va tutto a suo onore!

Imbarazzatissimo, mi sedetti su una poltrona e per darmi un contegno chiesi:
– Di quale suora parlavate prima?

Le due, ormai amiche si sedettero sul divano di fronte a me. Teresa si era tolta la giacchina e ora, entrambe in gonna e camicetta si scambiarono un’occhiata poi Gina iniziò a parlare.
– Teresa e io abbiamo frequentato lo stesso collegio per fanciulle la cui età oscillava tra i dieci e i diciotto anni. Rosa era quella che ci teneva occupate durante il tempo libero, era lei che inventava i giochi divertendosi con noi. La consideravamo un’amica, era quella che ci capiva, ci consolava, ci confidavamo con lei perché era la più giovane delle religiose e la più bella.

Alcune fra le più graziose delle allieve venivano fatte oggetto di particolari attenzioni da parte sua. Erano carezze sempre più intime che la suora faceva mentre ci consolava o con il pretesto di aiutarci.

A quell’età una fanciulla scopre che il proprio corpo subisce dei mutamenti sconvolgenti, viene presa da nuove sensazioni, da curiosità riguardanti il sesso, molte già si masturbavano. . .
Alcune di noi accettavano, anzi cercavano quei toccamenti che diventavano sempre più intimi finche la religiosa con un pretesto ci invitava ad andare di nascosto nella sua camera. . . E successo così Teresa? Racconta!

Gina aveva preso fra le sue le mani della bruna, questa dapprima scosse la testa poi pressata dall’amica iniziò a raccontare la sua esperienza.
– Avevo appena ******* anni ed ero rotondetta. . . Mi vergognavo del mio corpo, lo trovavo brutto. . . Lo dissi a Rosa, la chiamavamo cosi, ricordi? Lei mi rispose che ero bella e intanto mi toccava. .

Si era seduta sul letto, io di fronte a lei, le sue mani erano passate sotto la mia gonna e mi accarezzavano, le sentivo salire lungo le mie gambe, palparmi attraverso le mutandine. . . Oh perché vuoi che racconti tutto, lo sai! Anche tu hai fatto all’amore con Rosa, mi spogliò tutta, si spogliò anche lei e mi fece godere mentre io facevo godere lei. E tu?

Gina accarezzava il viso della bruna, parlò fissandola negli occhi.
– Era bella Rosa quando era nuda. . . aveva dei seni piccoli e una pelliccetta soffice fra le cosce. . . Mi piaceva baciarla lì, non riusciva a trattenersi quando godeva, ricordi?

Avvicinò il viso a quello dell’amica. Si erano dimenticate della mia presenza, trattenevo il respiro, gli occhi fissi sui sulle bocche vicinissime. Teresa chiuse gli occhi, Gina sfiorò con le sue le labbra della bruna che si dischiusero in un muto invito.

Era la prima volta che vedevo due donne baciarsi, si strinsero accarezzandosi i capelli, le spalle. . . Dopo lunghi istanti si separarono, la mia amica guardò la bocca che aveva lasciato, sorrise, l’altra ad occhi chiusi sembrava in attesa di qualcosa di particolarmente gradito. Gina con la punta della lingua sfiorò quasi timidamente le labbra tumide che si aprirono, la lingua di Teresa uscì incontro alla sua. . .

Gina la lambì lentamente poi la prese fra le labbra suggendola con dolcezza. Anche lei aveva chiuso gli occhi, le sue mani presero quelle della bruna per premerle sul suo petto, con un sospiro spinse la lingua nella bocca aperta dell’altra mentre sentiva le mani impazienti accarezzarle i seni attraverso la stoffa.

Anche lei palpava il petto della bruna, le sue mani vagavano sulle mammelle opulente saggiandone la consistenza, le sue dita cominciarono a sbottonare la camicetta. Intanto Teresa che aveva aperto quella di Gina ebbe un moto di sorpresa sentendo sotto le mani il calore dei seni nudi, aprì gli occhi sussurrando:
– Oh Gina. . . come sei bella!

La padrona di casa lasciò che l’altra le sfilasse l’indumento quindi si alzò.
– Anche tu sei molto bella, spogliati. . . ti prego!

Senza aspettare fece scorrere la cerniera della gonna, questa cadde ai suoi piedi. Con mossa aggraziata la scavalcò e con un calcetto la gettò in un angolo. Sotto non aveva nulla!
– Come vedi io sono pronta. Spogliati ti prego! Ripetè.

Aveva fatto alzare la bruna che le guance in fiamme cercava di sottrarsi a una situazione che la mia presenza rendeva imbarazzante.
– Oh Gina. . . pensavo fossimo sole, ma davanti a lui. . .

La mia amica interruppe con un bacio le sue proteste.
– Amore mio. . . non vorrai guastare un momento così bello! Il sig. Masi é un gentiluomo e possiamo essere sicure della sua discrezione e poi. . . sarà piacevole averlo con noi. . . Cosa ne dici?

Teresa esitava, si era ormai compromessa con i preliminari ai quali non aveva saputo sottrarsi e si sentiva terribilmente attratta dal fascino di quella donna che si era denudata per lei. Vedendola indecisa, mi alzai dicendo:
– Vi prego, non voglio che la mia presenza sia di ostacolo!

Feci per andarmene, Gina guardò la bruna che si mosse.
– Penso che Gina abbia ragione ma. . . devi spogliarti anche tu!

Mi girai per svestirmi, alle mie spalle vi fu un fruscio di vesti, mi voltai. Anche Teresa era nuda, le due donne risero vedendo il pene che si ergeva rigido e gonfio di desiderio. La bruna ormai senza inibizioni allungò la mano e stringendo il membro lo mostrò all’amica.
– Vedo che anche lui é pronto. . . vero Gina?
– Si ma. . . ora se ne starà buono buono. . .

Non terminò, le sue mani si posarono sui seni della bruna schiacciandoli quasi brutalmente tanto che la donna con un grido lasciò il mio pene e si voltò offrendo la sua bocca. Le due si baciarono strusciandosi voluttuosamente.

Mi sedetti godendo per la prima volta dello spettacolo di due donne in amore, si muovevano piano mentre le loro mani vagavano sulle schiene levigate stringendosi convulsamente, le mani della padrona di casa scesero all’incavo delle reni della bruna poi più giù ad esplorare il sedere tondo e liscio.

Le dita dalle unghie laccate si insinuarono carezzevoli fra le natiche a separare i bei globi, Teresa non era da meno, le sue mani scesero alle cosce della mia amica stringendola, protendendo il ventre per sentire contro il suo il pube dell’altra, infine si separarono. Respiravano come se avessero fatto una lunga corsa, si tenevano per mano guardandosi come si guardano gli innamorati.
– Come sei bella! Ripetè la bruna seguendo con gli occhi la sua mano che si muoveva sui seni della padrona di casa, la palma contro i capezzoli cupi che al contatto si eressero fieramente.
– Dimmi. . . ti piace? Sorrise compiaciuta sentendo il lungo sospiro di Gina. Posò entrambe le mani sul suo petto.
– Oh come sono belli. . .

La mia amica chiuse gli occhi lasciandosi accarezzare dalle mani che schiacciavano plasmando i suoi seni, ritrovando sensazioni che credeva dimenticate.

Le mani lasciarono le dolci colline e scesero a modellare il bel corpo, la vita sottile, allargandosi per seguire la curva del bacino, le cosce fino alle ginocchia risalendone l’interno per congiungersi sotto la macchia castana dei peli invitando le gambe ad aprirsi.

Teresa mise le ginocchia a terra, i suoi occhi seguivano i movimenti delle mani le cui dita scostarono i riccioli umidi a liberare la vulva della compagna.
– Oh amore. . . lasciamela baciare!

Immerse il viso nel vello della mia amica che cadde seduta sul divano. Si riebbe vedendo gli occhi dell’altra fissi sul suo ventre, aprì le gambe per consentirle di avanzare.
Andai a sedermi accanto a Gina col pene duro ed eccitato per lo spettacolo delle donne in amore. Le mani della bruna divaricarono al massimo le gambe della compagna facendo urtare una di esse contro il mio ginocchio, la presi e la sollevai posandola di traverso sulle mie cosce trattenendola con una mano mentre l’altra sua gamba andò a ciondolare sul bracciolo del divano.

Gina si lasciò andare contro lo schienale, si voltò verso di me e arrossì sapendo il suo sesso completamente esposto. Chinò gli occhi sulla bruna e vedendola fissare la sua intimità sussurrò:
– Prendila cara. . . é tua!

Le mani di Teresa si mossero piano sulle cosce candide, gli occhi fissi sul delizioso triangolo del pube folto al ventre ma che si diradava ai lati delle morbide pieghe degli inguini incorniciando il sesso di riccioli radi. Questo appariva come una lunga ferita nelle carni rosa e scintillanti le cui labbra sottili e sporgenti contrastavano con le labbra spesse che si congiungevano in basso dove un breve tratto glabro lo separavano dall’ano seminascosto nell’ombra delle natiche schiacciate sul divano.

Avevo baciato tante volte quelle carni e sapevo quanto fossero sensibili allo stimolo di una lingua. . . Vedendo la mia amata offrirsi in quel modo, ebbi un moto di gelosia verso Teresa che senza mezzi termini espresse la sua ammirazione per il sesso dell’amica.
– Oh Gina. . . é dal tempo di Rosa che non bacio una passerina! Lentamente le sue mani risalirono il ventre della mia amante fino ai seni bellissimi, le sue dita percorsero le mammelle indifese, seguirono il lieve rilievo delle aureole infine si impossessarono dei capezzoli, le dita si chiusero sui teneri bottoncini pizzicandoli lievemente. Gina chiuse gli occhi gemendo piano.
– Ohh cara. . . fammi sentire la tua lingua. . . sono tua!

La mia amante era alla sua mercé. Teresa chinò il viso fra le sue cosce, protese le lingua nel bel taglio facendo in modo che vedessi il suo operato. Gina ebbe un fremito il suo viso si illuminò.
– Ohh si. . . si! Pronunciò quelle sillabe reclinando il capo come una vittima ma i sospiri che uscivano dalle sue labbra dicevano tutto il suo gradimento.

Ero irritato nel vedere la lingua della bruna muoversi nelle carni della mia amante, esplorarne il taglio risalendo alla crestolina del clitoride, titillarlo, lasciandolo solo quando lo sentì teso per suggere le piccole labbra che bordavano la vagina e che pulsavano di desiderio, vidi la lingua immergersi nello stretta fessura, muoversi mimando il movimento di un fallo.

La bruna sollevò gli occhi sfidandomi con lo sguardo, ritirò la lingua e piegò il viso per prendere le sottili labbra, per suggerle muovendo piano la bocca. Prese il clitoride, lo aspirò rumorosamente lasciandolo luccicante di saliva.
– Ahhh. . . ancora. . . ancora. . .

Gina dimenandosi si protendeva verso la bocca della compagna, la sua gamba scivolo dalle mie cosce. . . Era troppo! Vedere la mia donna godere in una posa tanto oscena provocò in me una libidine incontenibile verso quelle donne lussuriose, mi alzai e andai dietro la bruna.

Per lunghi istanti mi beai dello spettacolo che offrivano le due femmine. Gina si era abbandonata completamente, i suoi gemiti riempivano la stanza e avevano su di me un effetto sconvolgente facendo pulsare il mio pene di un desiderio che dovevo sfogare.

I seni schiacciati, i capezzoli irritati dalle dita che li titillavano senza posa si ergevano dolorosamente strappando alla mia amata gemiti che la bocca fra le sue cosce mitigava con baci sconvolgenti. Anche se non vedevo il lavorio della bocca di Teresa, i movimenti della testa bruna facevano capire lo straordinario ‘ cunni linguae ‘ in atto.

Teresa carponi davanti alla padrona di casa era in una posizione eccitante e propizia. Mi inginocchiai dietro di lei e delicatamente, con mani tremanti premetti i lati delle sue ginocchia. Non sembrò accorgersi della mia presenza, ma con mia sorpresa spostò le gambe mettendo in mostra il sesso aperto incorniciato da peli nerissimi, per un pudore singolare la donna mi aveva sempre negato la vista della sua vulva anche quando reclamava a gran voce la mia verga e ora. . .

Presa com’era dal sesso della mia amica, esibiva alla mia vista il tesoro della vulva e delle natiche aperte sull’ano scuro ombreggiato da una peluria che lo rendeva ancora più eccitante. Avanzai silenziosamente sulle ginocchia badando di non sfiorare le sue gambe, fin quasi a toccare la bella groppa. . . Gina aprì gli occhi e vedendomi col pene pulsante esclamò con una voce che tradiva la sua lussuria:
– Ahhh cara. . . come godo! Oh amore. . . voglio che anche tu goda come godo io! Oh dai Furio. . .cosa aspetti?

Ormai scoperto, posai le mani sul bel deretano e protendendomi feci sentire alla bruna il turgore della mia verga. Teresa sollevò il viso e si voltò.
– Ohhh. . . Disse cercando di chiudere le gambe, aveva le labbra e il mento bagnati del piacere della compagna, questa interruppe la sua protesta attirandola ancora sui peli fradici del suo ventre.

Sentii le gambe che stringevano le mie rilassarsi e aprirsi mentre Gina sospirava estasiata sotto la lingua avida della bruna.
– Amore. . . mhhh che bello! Mi lecchi come Rosa, lo sai?

Afferrai il pene e lo strusciai sulla calda vulva, la bocca di Teresa fece udire un lungo sospiro nel sesso della padrona di casa mentre il suo bacino iniziò un lento movimento. Chinai il capo ad ammirare il sedere della bruna che ondeggiava lascivamente come a provocarmi.

Avevo il glande bagnato dalle secrezioni della donna che continuava la sua danza conturbante, senza riflettere lo passai più volte fra le sue chiappe lasciando una scia nel solco bruciante, sull’ano stretto, appiccicando i peli che contornavano la conturbante rosellina.
– Ohh cara. . . Hai un culo che mi fa impazzire!

Dissi ‘ culo ‘ perché era la parola più appropriata per definire i due emisferi che stringevano l’estremità del pene poggiante sull’eccitante pertugio. Credo che la pressione della verga sul suo ano eccitasse la bella siciliana perché si mosse maggiormente spingendo il deretano in modo provocante. Forse non pensava che l’avrei penetrata ma era proprio quello che volevo. . . entrare nel suo culo!

Mi chinai, il petto sulla sua schiena a baciare il collo purissimo, potevo sentire il profumo del sesso di Gina, i gemiti della mia amante mi fecero perdere ogni ritegno, le mie mani scesero sotto le mammelle della bruna schiacciandole brutalmente, gravando con tutto il peso sulla sua schiena, tanto che dovette poggiare le mani a terra.

La donna non reagì alla pressione del pene, la sua testa continuava a muoversi fra le cosce di Gina che gemeva protendendosi, schiacciando la vulva sulla bocca vorace, respirai a lungo e spinsi, Teresa si irrigidì cercando di sfuggirmi ma troppo tardi. Spinsi ancora con tutta la forza delle mie reni, la donna urlò nel sesso di Gina, si contorse tutta sentendosi violare. . . Ma ormai ero nelle sue viscere, non aspettai, arretrai il pene per affondarlo ancora e. . . ancora nelle natiche della donna che continuava a urlare.
Oh com’era caldo il sedere di Teresa e com’era eccitante montare la bella siciliana! Il pene scorreva nelle chiappe della donna che tentava di disarcionarmi con movimenti bruschi col risultato di acuire la mia lussuria. Avrei continuato fino al godimento malgrado le sue urla, se non fosse successo un avvenimento inatteso.

Alle grida della bruna si sovrapposero i gemiti della mia donna che prese ad agitarsi in modo convulso, mi fermai col pene piantato nel bel culo e alzai gli occhi su Gina che la bocca della compagna e l’eccitazione provocata dalla mia azione aveva portato improvvisamente all’orgasmo.
– Mhhh. . . oh che. . . bello! Continua. . . ahhh leccami ti prego! Oh amore. . . Mhhh. . . dai. . . dai!!! Ahhh non resisto. . . ahh leccami! Vengo. . . ahhh . . . ahhh. . . ahhhhh!!!!

Puntando le braccia, sollevò il ventre alla bocca della siciliana, estrassi la verga dai bei glutei e abbassandomi appena la immersi nella vulva caldissima. Teresa mi ricevette sospirando fra le cosce di Gina, leccandone perdutamente il sesso aperto.
– Adesso . . . adesso . . . ahhh . . . ahhhh!!!

Udendo la donna che amavo urlare il suo orgasmo, ne penetrai la compagna scotendo il corpo stupendo, avanti e indietro nella vulva aperta cercando il piacere nel ventre caldissimo. Ben presto sentii attorno al pene le prime contrazioni della donna, accelerai i colpi sbattendo il ventre contro il bel culo, eccitato dai gemiti delle due e dal profumo intenso delle loro vulve. Gina spossata dal godimento respinse la bocca che ne aveva bevuto il piacere e attirando la testa sul suo ventre disse:
– Godi anche tu cara. . .

Bastarono pochi colpi e Teresa cominciò ad ansimare, poi prese a gemere sempre più forte. Malgrado la mia eccitazione volli prolungare quei momenti, lo feci sadicamente sapendo la bruna sull’orlo dell’orgasmo, lei si voltò con voce supplichevole:
– Oh non lasciarmi cosi. . . mhhh finiscimi! Presto. . . ti prego!

Estrassi il pene e. . . lo infilai nuovamente nel culo della bella.
– Ahhh. . . non voglio! Sei un porco. . .

Ma io scorrevo nell’ano scivoloso con una sorta di rabbia e malgrado lei stringesse i muscoli non mi fermai. Portavo i miei affondi eccitato dal calore delle sue viscere, sentendo il piacere salire, salire. . .
– Ahhh. . . ahhh. . . Urlava Teresa cercando di divincolarsi dalle braccia di Gina mentre la inculavo preso da una libidine infinita. Ormai agli stremi liberai la verga e infilandola nella ferita del suo sesso cominciai ad eiaculare. Sentendo gli schizzi caldi irrorare il suo utero la bruna supplicò:
– Oh fottimi. . . si. . . Sborrami nella fica! Ahhh che bello! Mhhh. . . ancora! Fottimi fino in fondo. . . cosi! Ahhh si. . . si. . . godo! Ahhh. . . Ahhhh. . .

Continuai a penetrarla eiaculando in un orgasmo che avemmo all’unisono, sentivo il pene sobbalzare nel calore del suo ventre mescolando i nostri liquidi nel supremo godimento mentre dalle nostre bocche uscivano parole che non riuscivamo a controllare.
– Ahhh prendi cara!
– Si. . . che bello . . . oh dammelo il tuo cazzo!
– Ohh ecco. . . ecco. . .per la tua fica, per il tuo culo. . .
– Amore. . . prendili. . .ahhh saranno tuoi. . . sempre. . . sempre. . .

Quante cose oscene e insensate ci dicemmo nell’estasi di quei momenti mentre coi sessi uniti sentivamo la calma ritornare nei nostri corpi sazi di piacere. Infine ci alzammo, Teresa non osava guardarmi, Gina ci abbracciò.
– E stato bello vero?

Facemmo la doccia insieme. Ci asciugammo in silenzio, ero mortificato per quello che avevo osato fare alla bella siciliana, temetti di averla offesa perché evitava di guardarmi, la nostra ospite propose di ritornare in sala.
I vestiti sparsi per terra riportarono alla mente le nostre gesta folli di poco prima, Teresa si chinò a cercare i suoi indumenti e fece per rivestirsi subito fermata dalla padrona di casa.
– Cara, cosa vuoi fare? Non vorrai andartene spero!

La bruna si voltò e disse fissando il pavimento:
– Devo andare. . . si. Mio marito sarà gia a casa. . . Oh lasciatemi andare, vi prego!

Scoppiò in singhiozzi nascondendo il viso sulla spalla di Gina. Colsi l’occhiata che questa mi lanciò e mi allontanai discretamente andando a fumare una sigaretta nella sua camera. Dopo circa dieci minuti, la porta si aprì, Gina apparve:
– Può venire ora.

Nella sala qualcuno aveva raccolto i vestiti, Teresa seduta su uno degli sgabelli del bar si rivolse a me con un timido sorriso.
– Scusami. . . sono una sciocca! Sai. . . non sapevo che lo avresti fatto, che mi avresti. . . Non osò proseguire, Gina lo fece per lei.
– Scopata in quel modo così particolare, per questo si vergognava di quello che lei avrebbe pensato.
– Cara Teresa, perdonami per aver osato, ma eri così desiderabile che non ho resistito. . . Ti ho fatto male? Ti ho offesa? Dimmi!

Avevo preso la sua mano, arrossì in modo delizioso.
– Un po. . . perché non me l’aspettavo, ma poi ‚ stato cosi. . .
– Eccitante e. . . terribilmente stimolante vero? Il vedere come te lo metteva nel sedere mi ha. . . Oh basta, telefoniamo a tuo marito!

Andò dietro il banco, sollevò la cornetta e porse l’apparecchio all’amica che compose il numero. Un suono e qualcuno dall’altro capo sollevò il ricevitore, Gina parlò in modo suadente.
– Capitano Tusci? Sono Gina una compagna di collegio di sua moglie. Si, é qui da me! Ci siamo incontrate oggi e. . . me la lascia ancora un po? Si anche a cena. Grazie. . . si, vuole parlarle? Glie la passo.

Dopo che Teresa ebbe parlato, Gina depose la cornetta e mise sul bancone il secchiello con la bottiglia. Mi diedi da fare col tappo mentre la mia amica prendeva le coppe. Un botto, versai il vino poi alzai il calice.
– Brindo alla vostra bellezza e. . . all’amore! Gina alzò il suo.
– Al nostro piacere, che duri a lungo! Teresa fu la più sincera.
– Al nostro godimento!

Vuotammo i bicchieri una, due volte, ci guardammo in faccia e. . . scoppiammo a ridere. Gina da perfetta padrona di casa chiese se avevamo qualche desiderio. Guardammo la bruna, io dissi:
– E la prima volta che mi trovo con due donne. . . vi prego di disporre di me a vostro piacimento. Gina sorrise.
– Caro, lei é sempre galante ma. . . accettiamo il suo invito. Vuole aspettare?

Prese in disparte la bruna, le due parlottarono a bassa voce, vidi Teresa arrossire alla proposta della mia amica, poi rise, fece di si chinando il capo. Le due si avvicinarono, quindi la padrona di casa disse:
– Ho convinto la nostra amica a lasciare da parte ogni ritrosia che potrebbe offuscare il nostro piacere e. . . vogliamo goderne senza inutili moralismi, vero cara?
Teresa rossa in viso mi guardò intensamente e annuì. Gina disse:
– Cara. . . sei pronta? Ho convinto la nostra amica a ripetere con noi un quadro libertino che ho visto in un’illustrazione di un libro osè. . . venga caro.

Mi fece stendere, pose un cuscino sotto il mio capo e ne mise un’altro a una certa distanza, indietreggiò di un passo per rimirare quello che stava abbozzando, come un pittore che giudica un dipinto che sta prendendo forma. Fece un cenno, Teresa si allungò, le cosce sulle mie cosce, il corpo ad angolo retto rispetto al mio corpo. Seguendo le istruzioni dell’amica sollevò le ginocchia poggiando i piedi sul tappeto vicino al mio bacino . . .

Le gambe di Teresa erano sollevate di traverso alle mie cosce, Gina sorridendo si inginocchiò dall’altro lato della bruna, posò le mani sulle sue ginocchia e le aprì come si apre un libro premendo una delle ‘pagine’ sul mio petto. Trattenni contro di me il ginocchio e guardai la donna che aspettava nella posizione innaturale cui si era sottomessa.

Anche così era bellissima con le colline gemelle puntate verso il soffitto, il viso rosso di vergogna e i grandi occhi che sembravano supplicare. Le cosce e le natiche erano spalancate permettendo al mio sguardo di indugiare sul triangolo di peli nerissimi il cui vertice incorniciava il sesso socchiuso che mostrava la carne rosa che il desiderio aveva fatto inumidire.
– Oh Teresa, hai una fica bellissima, lo sai? Non potei fare a meno di esclamare.

Mi trattenni, avrei voluto esprimere la lussuria che provavo per il bottoncino bruno dell’ano che spiccava fra le natiche aperte. Temevo di spaventarla col mio pene nuovamente duro vicinissimo alla conturbante intimità di cui sentivo il calore e la carezza dei peli contro l’asta.

Gina guardava incantata il quadro che aveva formato poi si chinò. Impugnando la mia verga inclinando il glande sulla ferita che decorava il bassoventre della bella.
– Si cara, hai una fica davvero bella ma. . . neanche lui scherza con un cazzo così! Lo senti cara? Teresa sospirò:
– Si. . . ohhh mi piace. . .

Non potè dire altro, la bocca di Gina si era posata sul taglio umido. Tentò di chiudere le gambe, il suo sguardo si fece disperato poi chiuse gli occhi. Vidi la lingua della mia amata percorrere le carni rosa mentre il naso nei lunghi peli, frugava il bel taglio soffermandosi appena a suggere il clitoride per leccare poi le labbra sottili e sporgenti mentre Teresa supplicava:
– Ohh fate presto! Lo voglio nel culo il suo cazzo e. . . tu che mi lecchi!

La bocca si sollevò per posarsi sul mio pene, le labbra scesero lungo l’asta in una carezza che mi lasciò senza fiato poi premette il glande lucido di saliva nel bel taglio costringendomi a girarmi sul fianco.

Quando guardai nuovamente, vidi il membro puntato nelle natiche della bruna che aspettava trattenendo il respiro, fissandomi con una sorta di ansia che si tramutò in timore quando incontrò il mio sguardo pieno di cupidigia. Portò entrambe le mani a coprire i suoi occhi dicendo con un filo di voce:
– Ti prego. . . non guardarmi così. . . fai piano!

Era bellissima! Le braccia alzate mettevano in risalto i frutti maturi dei seni i cui capezzoli si ergevano fieramente, il mio sguardo scese lungo il suo corpo, il ventre piatto, le cosce aperte sul taglio del sesso e sotto di esso, il pene lucido di saliva che la mano di Gina premeva nel candore delle belle natiche.

Teresa rossa di vergogna tentò di chiudere le gambe, infine dovette rassegnarsi e lasciare che i nostri sguardi vagassero sulle grazie che lei stessa aveva concesso alla nostra libidine. Gina chinò nuovamente il viso sul pube dell’amica, la bruna si tese e puntando i piedi sollevò il bacino cercando col ventre la sua bocca, trasalì sentendo la lingua calda entrare nella sua vulva ed espresse sospirando il suo gradimento.
– Ahh cara. . . prendila la mia fica! Mhhh. . . leccala come solo tu sai fare! Ahhh che. . . bello!

Non credevo ai miei occhi, la bella si contorceva eccitata dall’insolito bacio e dal turgore del pene che premeva nelle sue rotondità. Oh che chiappe stupende! Gina strofinava fra di esse il mio membro, eccitata dai movimenti dell’amica che si offriva spingendo il sesso nella sua bocca, sentiva le carni delicate fremere sotto la sua lingua mentre il naso nella folta peluria ne respirava il conturbante profumo. Sollevò il viso per bearsi dello spettacolo e esclamò:
– Oh cara. . . mi piace leccarti la fica, lo sai? E ora prenderai nel culetto un cazzo lungo e duro come piace a te.

La sua mano mosse ancora la verga premendo la cappella sull’ano, Teresa non cercò di sottrarsi, ma si voltò per ripetere con voce lamentosa:
– Ti prego. . . fai quello che vuoi ma. . . non farmi male!

Lesse nei miei occhi la bramosia che provavo per il corpo che si era così facilmente arreso alla nostra lussuria, distolse gli occhi e aspettò il mio assalto trattenendo il respiro. Spinsi lentamente.
– Nooo. . . Urlò stringendo i muscoli in un inutile tentativo di difesa, mi fermai. La mano di Gina lasciò la verga che rimase puntata nelle natiche caldissime per risalire il corpo candido fino al bel seno subito imitata dall’altra sua mano, le mosse adagio sulle mammelle che si sollevavano e si abbassavano al ritmo del respiro affannoso della bruna. Le dita fecero il giro dei promontori apprezzando coi polpastrelli i rilievi delle aureole prima di chiudersi sui capezzoli vogliosi di carezze.
– Ohh Gina! Non aspettare. . . mettimi ancora la lingua nella fica! Oh leccala. . . ti prego!
Sollevò il ventre offrendo il sesso aperto come una ferita rosa nei peli nerissimi.
– Ahhh. . . si, cosi! Esclamò sentendosi frugare, si contorse ondulando in modo così lascivo che non seppi resistere alla carezza delle sue natiche. Aspettai, poi spinsi nuovamente.
– Ahhh. . . Ahhh. . . Si lamentò la bella.

Respirai profondamente e ripresi i miei assalti facendola gridare ancora finché con infinita libidine sentii le sue carni aprirsi. Mi fermai, soffiavo come un mantice ma fui ricompensato dalla vista del pene piantato nel bel culo. Tuttavia, ero appena riuscito a varcarne la soglia perché Teresa sentendosi violare aveva nuovamente stretto i muscoli serrando l’ano dietro la cappella.
– Oh Gina me lo sta mettendo dentro. . . Oh é grosso. . . mi farà male!

La mia amica sollevò il viso dal pube della bruna, aveva la bocca e il mento bagnati degli umori del sesso che stava baciando e che vidi aperto e luccicante di saliva come bagnati e appiccicati alla pelle erano i peli che lo circondavano. Teresa portò le mani fra le gambe, toccò la verga, la risalì fino all’ano. . .
– Nooo e. . . troppo osceno!

La mia amica si spostò verso la testa bruna, coprì con la bocca le sue labbra facendola tacere. Fu un bacio lunghissimo, quando si staccò, parlò muovendo le labbra su quelle della donna distesa.
– No amore non é osceno! Alcuni pensano che sia ripugnante che due donne facciano all’amore, eppure noi lo facciamo! Trovo lusinghiero che al nostro amico piaccia quella parte del mio corpo, tu no?

Teresa non rispose ma porse le labbra alla lingua che Gina le tese.
– Così va bene! Disse la mia amica spostando la bocca su una mammella.

Le sue mani strinsero i seni gonfi, la sua lingua si protese su un capezzolo. . . Fu un momento indimenticabile, la bruna sospirò sentendo la lingua umida e calda titillarle i capezzoli, le labbra dolcissime suggerli. . .
– Mhhh. . . mhhh. . . Sospirò premendo la testa sui suoi seni. Sentii attorno al pene i muscoli rilassarsi, spinsi lentamente e con infinita lussuria vidi il membro entrare nel sedere bellissimo.
– Ahhh. . . sta entrando! Ohh è così . . . lungo e. . . grosso!

Non si opponeva più alla penetrazione. Spinsi finche la verga scomparve nei bei glutei, solo allora l’ano ebbe una contrazione ma subito si rilassò consentendomi di arretrare e di affondare nuovamente nel bel posteriore.
– Ginaaa! Ahhh. . . é entrato tutto! Ohhh mi sta. . . inculando!

Non avrei mai creduto di provare sensazioni così belle e perverse nel culo caldo della donna che dimenticando l’iniziale ritrosia si contorceva gemendo di eccitazione.
– Ahhh. . . é duro. . . mi riempie! Oh lo sento. . . si, continua. . . Ahhh. . . ahhh. . .

Inebriato dalle sue parole, presi a scorrere nell’ano caldissimo con grandi colpi che scuotevano il corpo disteso facendo muovere i seni inseguiti dalla bocca della mia amica.
– Ahhh. . . non ero mai stata. . . inculata! Ohh non ho mai sentito godere un cazzo nel mio culo! Ahhhh!!!!

Spostò le mani alle gambe per afferrarle sotto le ginocchia e tirarle a se aprendole maggiormente. Era osceno e stupendo vederla muovere, i seni oscillavano luccicanti della saliva di Gina che a lingua tesa flagellava i capezzoli bruni. Il mio pene entrava e usciva dal bel culo procurandomi sensazioni che non é possibile descrivere.
– Cara. . . oh cara. . . ti piace il mio cazzo? Oh neanch’io sai ho mai goduto in un culo!

Non mi rendevo conto di quello che dicevo! Contavano solo le sensazioni che mi dava la carezza dell’ano attorno alla verga e il calore che sentivo mentre affondavo i colpi nel sedere della donna consenziente; le mie mani vagavano lungo le cosce che vedevo aperte e invitanti, per frugarla, immersi le dita nelle carni bagnate strappandole grida di eccitazione.
– Ahhh. . . ahhh. . . mi piace! Ohhh come godo. . . ancora! Ahhh. . . Ahhh! ! !

Com’era bella Teresa! Oscenamente stupenda, scuoteva il capo disperatamente come se la sua volontà rifiutasse di sottostare ai nostri desideri mentre il suo corpo bramava il piacere, con entrambe le mani continuava a mantenere alte le lunghe gambe permettendo al mio pene di scorrere liberamente nelle sue natiche.

Oh si, lo sentiva il mio cazzo perché dalla sue bocca uscivano grida eccitate ad ogni colpo che lo cacciava nel culo caldissimo.
Gina lasciò i seni luccicanti di saliva, i capezzoli irritati dalla sua lingua si ergevano prepotentemente sulle mammelle gonfie. Si girò per guardare il membro che infaticabile entrava e usciva di fra le natiche della bella siciliana poi chinò il viso nei peli umidi. Ritirai le dita dal sesso che stavo accarezzando, lei vi applicò la bocca in un bacio che fece inarcare la bella.

– Oh si. . . leccala. . . leccala!

Gina continuò a far andare la lingua nel taglio palpitante poi non resistendo oltre scavalcò il corpo disteso con una gamba offrendo a Teresa il pube poi quando sentì sotto il suo sesso la lingua umida dell’altra, allargò le gambe adagiando la vulva sulla bocca che il desiderio aveva reso avida. In gioventù avevo praticato più volte il ‘sessantanove’, era un gioco al quale acconsentivano volentieri le ragazze che non volevano privarsi dei piaceri del sesso conservando intatta la loro verginità ma non avevo mai visto due donne praticare quella forma di piacere.

Le due formavano una cosa sola che ondulava lascivamente, ora era Gina a mantenere le gambe di Teresa spalancate mentre la bruna aggrappata al sedere dell’amica lo muoveva su di se per sentire il sesso palpitare sopra la sua bocca aperta. La mia amica sollevò il viso per contemplare il taglio umido.
– Oh cara. . . mi stai leccando divinamente! Ah sei stupenda con il cazzo che ti allarga. . . La tua passera é diventate come quella di una verginella, non mi sazierei mai di baciarla!

L’eccitazione le aveva imporporato il viso, sentivo il suo alito sul pene che continuava a scorrere nell’ano della bruna procurandomi sensazioni sublimi che salivano ad ogni mio colpo di reni. Godevo della carezza delle natiche che strusciavano contro l’asta in movimento in un piacevole contrasto con il calore che sentivo nelle sue profondità, ma quello che mi eccitava follemente era lo spettacolo della sua stupenda intimità, delle cosce vellutate aperte sul sesso bagnato sul quale la bocca ansante di Gina si calò nuovamente.
– Mhhh. . . mhhh. . . Faceva Teresa inarcandosi e sollevando il corpo che gravava sopra il suo, le due donne leccavano perdutamente l’una il sesso dell’altra in una moltitudine di sospiri.

Era uno spettacolo sconvolgente al quale partecipavo continuando a penetrare il culo della bella, infoiato dalla lussuria che emanavano i loro corpi allacciati. Furono momenti folli, persi la nozione del tempo inebriato com’ero dallo spettacolo delle due, dai sospiri che udivo, dal piacere che sentivo salire.

Ansimavo fissando il membro che ogni mio colpo faceva scomparire nel sedere della bruna facendola gemere. La lingua di Gina movendosi nel lungo taglio ne titillava il clitoride teso come un piccolo fallo, lo suggeva dolcemente, lo lasciava per immergersi nella vagina di cui vedevo le labbra pulsare, i suoi capelli sfioravano il pene che entrava e usciva dai tondi emisferi mentre affondavo senza posa i miei colpi.
– Ahhh prendi. . . Ti piace averlo nel culo il mio cazzo vero? Prendilo. . . é tuo!
Non sapevo quello che dicevo. Continuai a penetrare la bella Teresa cercando nel suo culo il godimento che aumentava ad ogni colpo.
– Ah. . .ah. . . ah. . . Ansimavo.

Ah. . . ah. . . Dentro e fuori, gustando la carezza dell’ano che sentivo simile ad un anello di carne che serrava la mia verga in una morbida morsa, oh che piacere potermi scaricare nelle sue interiora! All’improvviso sentii l’ano stringersi, rilassarsi, stringersi ancora spasmodicamente mentre la donna gemeva nel ventre della mia amica che prese a leccarla velocemente.

Teresa non aveva resistito a tanta lussuria e ora, in pieno orgasmo cercava di chiudere le gambe per sottrarsi alla lingua dell’amica che continuava a leccare la vulva palpitante e luccicante di umori.
– Ahhh. . . Urlò tendendosi come un arco.

Gina ritirò la lingua e ricoprì la vulva con la bocca aperta. Non pensavo si potesse baciare così un sesso femminile, il suo bacio provocò l’orgasmo di Teresa che il corpo sobbalzante urlava il suo piacere nel sesso che gravava sulla sua bocca portando anche la mia amica sull’orlo dell’orgasmo.

Gina non si trattenne e il corpo percorso da lunghi fremiti venne urlando mentre la bruna leccandola perdutamente urlava anch’essa:
– Mhhh. . . Mhhh. . . Mhhh! ! !

Giunta all’apice del godimento, Teresa venne rilassando i muscoli. Ne approfittai per incularla freneticamente cercando sollievo al coito innaturale che si era protratto cosi lungamente.
– Ahhh prendi. . . prendi. . . Urlavo accanendomi infoiato nel culo della donna ormai agli stremi che supplicò.
– Oh basta. . . non ne posso più! Basta, vi prego, vi prego. . .
Non potevo fermarmi! Sordo ai suoi lamenti, continuai a scorrere nel caldo deretano malgrado stringesse i muscoli cercando di arrestare la corsa del membro che ora le procurava dolore e vergogna.
– Cara. . . oh lasciami godere nel tuo culo. . . Ahh prendi. . . Mhhh che bello. . . Ohhh sto per. . . venire! Ohh. . . ahh. . . ah. . . mhhh siii! Adesso. . . ahhh adessooo! ! ! Mhhh. . . sto venendo. . . Ahhh. . . ahhhh. . .

Gina che si era sollevata vide la smorfia che deformava il mio viso mentre mi accanivo nei glutei della bella eiaculando con getti ripetuti che solo alla fine ne lenirono il bruciore lubrificandolo, rendendo per entrambi la conclusione del coito particolarmente piacevole.

Gina lasciò la vulva dell’amica per deporre piccoli baci attorno al bel sesso, poi si sollevò e si girò per baciarne il viso ansante.
– Non ho mai goduto tanto. . . Oh é stato stupendo!

Teresa aveva già dimenticato il dolore che le avevo procurato con la mia irruenza ma fece una smorfia quando estrassi il membro ancora rigido. Mi alzai e tesi le mani alla bella che sorrise felice, ridevamo tutti e tre mentre ci accalcavamo sotto la doccia.

Benché sazio ammirai la bellezza delle due donne, Teresa lasciava fluire l’acqua sul suo corpo sorridendomi con aria complice, Gina si lavava lentamente guardando con aria ironica l’amica che mi insaponava il pene. Scostò con grazia la bruna e mi tese la saponetta.
– Vuole farlo lei?

Ricavai una bella schiuma e posai le mani sulle sue spalle massaggiandole adagio, lei mi fissava con i suoi occhi verdi bellissimi e intanto parlava.
– Ora sa che mi piace fare all’amore anche con le donne . . .

Il suo collo era liscio sotto le mie dita.
– Godo nel sentirle gemere quando lecco loro la passera. . . Sollevò le braccia tendendomi i seni.
– Mi piacciono le loro cosce, sono così lisce. . . Ricoprii i seni durissimi di candida schiuma, passai le dita sui capezzoli che si tesero mentre dalle sue labbra uscì un lieve lamento.
– Mhhh. . . Ohh continui. . . la prego!

Strizzai le sue mammelle facendola gemere.
– Ahhh. . . Mi piacciono le ragazze giovani, hanno delle fichette deliziose!

Le mie mani erano scese lentamente, ora si muovevano sul ventre piatto.
– Si agitano tutte. . . quando godono nella mia bocca. . . Aprì gli occhi continuando la sua confessione.
– Mi piace il tuo cazzo. . . perché é duro e. . . resistente! Mi inginocchiai davanti al corpo statuario che sapevo completamente mio mentre continuava:
– Mi piace prenderlo in bocca. . . nel ventre. . . Lei é il solo che fin’ora me lo abbia messo nel. . . sedere.

Il pube era una macchia bruna i cui peli appiccicati lasciavano intravvedere la pelle del monte di Venere che si ergeva lieve e provocante. Ammirai le cosce candide, le lunghe gambe. . . Lei le divaricò continuando a eccitarmi con le sue parole.
– Ho invidiato Teresa, ha goduto col suo cazzo nel sedere. . . E stato bello cara?

La bruna non rispose, si era seduta in un angolo e guardava chiedendosi cosa sarebbe successo. Insaponai con delicatezza il ventre teso, il bel monticello i cui peli trattenevano la bianca schiuma. . . Passai la mano fra le cosce sentendo sotto le dita il sesso morbido, insaponai le gambe bellissime simili a stupende colonne, lisce sotto le mani che ne risalirono l’interno per accarezzare ancora la vulva.
– Si volti! Ordinai con voce rotta dall’emozione.

Il membro che già si era irrigidito prese a pulsare al pensiero di quello che volevo fare. Ubbidì offrendomi la vista dello stupendo fondoschiena, non prominente come quello della sua compagna ma. . . non meno provocante!
Posai le mani sulle sue natiche, lei le mosse piano facendomi gustare la pienezza dei globi gemelli che separai con mani tremanti per passare le dita nel solco caldissimo che si empì di schiuma.
– Le piace vero? E lì che ora vuole mettermelo?

Oh aveva una groppa deliziosa! Si, ancora più desiderabile di quella della bruna, liscia, coperta di bollicine che scendevano lente. . . Non ne potevo più, mi raddrizzai e aprii il rubinetto, l’acqua colò tiepida sui nostri corpi portando via la schiuma. Gina impaziente si girò passando le mani velocemente per portare via ogni traccia di sapone, la strinsi fra le braccia e la baciai.

La sua bocca conservava il sapore del sesso della siciliana, fu un bacio lascivo, pieno di sospiri mentre ondeggiava per accarezzare col ventre il membro teso. Quando si staccò, i suoi occhi avevano una luce insolita.
– Oh dammelo nel culo. . . voglio godere come Teresa!

Si voltò nuovamente assumendo la stessa posizione di qualche giorno prima, quando si era lasciata possedere da me per la prima volta. . . Come allora il mio pene era vicinissimo alle sue rotondità e. . . come allora si chinò, chiuse il getto dell’acqua e protese il suo meraviglioso deretano in una chiara offerta.

Nel silenzio del locale, si udivano solo i nostri respiri, Teresa aveva allargato le gambe e si accarezzava lentamente il sesso visibilmente eccitata da quello che sapeva sarebbe accaduto. Vedendomi inginocchiare dietro di se, Gina allargò le gambe e disse provocante:
– Va bene così?

Era bellissima! Le cosce aperte rivelavano i tesori della sua femminilità, davanti al mio viso le natiche erano socchiuse sul solco che nasceva lì dove terminava il rilievo della colonna vertebrale e sprofondava dividendo i bei globi come una valle che conduceva all’oggetto della mia lussuria.

L’ano di colore rosa cupo era un bocciolo circondato a raggiera da pieghine anch’esse rosa. Appena sotto, il sesso aperto simile a un frutto e la macchia castana dei peli, l’acqua che colava lungo la sua schiena, veniva incanalata nel solco aperto fluendo in un rivolo nella vulva per cadere poi lungo le belle cosce.
Ebbro di libidine, mi aggrappai a quelle meravigliose colonne di carne e immersi le labbra fra le labbra turgide della bella fica.
– Ohh caro. . . cosa mi fai. . .

Ma rimase ferma mentre riceveva il mio omaggio alla sua femminilità. Come un assetato frugavo la sua vulva facendo andare la lingua per tutto il meraviglioso taglio bevendone gli umori insieme all’acqua. Gina cominciò a muoversi, ad ancheggiare protendendosi, chinandosi per darmi in bocca il clitoride. Quando sentì le mie labbra chiudersi sulla vibrante crestolina, prese a lamentarsi con lunghi sospiri.
– Ahhh. . . siii leccala. . . é tua! Ohhh. . . basta, voglio il cazzo!

Ma io volevo prolungare quei momenti sublimi, immersi la lingua nella vagina, la frugai movendola come un fallo.
– Ahhh. . . La lasciai, volsi il viso attirato da un rumore particolare, ritmico.

Teresa si stava masturbando, gli occhi sbarrati fissi su di noi, le gambe spalancate sul sesso che con una mano manteneva aperto mentre con l’altra faceva andare le dita dalle unghie laccate, sulla cresta del clitoride.

Era uno spettacolo conturbante che mi eccitò follemente, i sospiri della bruna si confondevano con quelli della mia amica la cui vulva luccicava della mia abbondante salivazione e che ora aspettava protendendo la groppa. Con entrambe le mani allargai i globi rotondi e. . . vi immersi il viso esplorando con la lingua il solco fremente.
– Oh cosa fai. . . no, smettila!

Sordo alle sue grida passai la lingua nella valle caldissima, soffermandomi sulla rosellina dell’ano, bagnandola di saliva, cercando di forzarla.
– No. . . non così!

Lasciai a malincuore lo sconvolgente pertugio, il mio viso emerse sulla sua schiena. La sentii rabbrividire allorquando leccai la spina dorsale che seguii fino alla sua nuca. Mi ero alzato, con mani avide presi i suoi seni, li schiacciai.
– Ohh caro. . . Gina era rimasta china, le gambe divaricate, il sedere proteso.
– Cara. . . dimmi che posso. Dimmelo! Rispose subito:
– Ohh si. . . mettilo dentro. . . inculami amore. . . inculami!

Era osceno quello che mi chiedeva, preso dal desiderio folle di possedere quello che mi offriva afferrai il pene e lo puntai fra le belle chiappe. Vi fu un movimento, Teresa strisciando sul pavimento passò il corpo fra le gambe di Gina sistemandosi sotto di noi, divaricai le gambe per permettere alle sue di distendersi.

Non credevo che la lussuria della siciliana sarebbe arrivata a tanto, la vidi rovesciare la testa per incuneare il viso fra le cosce della mia amica, vidi il suo mento, la gola tesa, i bei seni. . . Continuava a masturbarsi con una mano mentre sostenendosi con l’altra appoggiata a terra, aveva applicato la bocca al sesso di Gina.
– Ohh amore. . . si. . . siii!!! Oh che bello. . . ohhh. . . ohhh. . .

Gemette contorcendosi, spingendo il posteriore contro la verga che sentiva fra le natiche e che ora reclamava a gran voce.
– Ah cosa aspetti? Lo voglio. . . Oh dammelo. . . dammelo!

Non resistetti oltre, la presi alle anche e spinsi. L’ano cedette alla pressione del mio pene e affondò nel sedere che avevo tanto desiderato. Fu una penetrazione oscena, vidi la verga entrare lentamente aprendo i bei globi, ricevendone la conturbante carezza mentre profanavo il santuario che fin’ora solo il mio pene aveva violato.
– Ahhhh!!!! Fece la donna sentendo il membro aprire le sue carni.

Spingendo anch’essa, ne aiutò lo scorrimento ancheggiando lubricamente, fermandosi soltanto quando il mio ventre schiacciò il suo sedere. Mi fermai ansimando, avevo gustato la penetrazione del bel culo con tutti i sensi, il pene nel caldo delle sue interiora ebbe una contrazione di piacere che lei percepì sospirando.
– Ahhh amore. . . Mi piace sentirti godere! Voglio godere anch’io con il cazzo che mi schizza dentro! Ahhh voglio che sia bello!

Aspettai tutto proteso nel bel deretano, sentivo sotto i testicoli il mento in movimento della siciliana che si masturbava freneticamente mentre con avidità leccava la vulva della mia amata. Estrassi la verga e l’affondai fino alla guardia.
– Ahhh. . . La ritirai ancora e l’affondai con violenza.
– Ahhh così. . . mhhh ancora. . . ahhh. . .

Continuai a menare colpi sempre più violenti, avanti e indietro, cercando nelle natiche di Gina il piacere che sentivo aumentare ad ogni mio affondo finche lei vacillò.
– Ahhh godo. . . mhhh sfondami, riempimi col tuo cazzo. Ahhh. . .

Le sue gambe si piegarono, la sostenni continuando a possederla con infinita libidine spronato dai gemiti e dai sospiri della bruna che soffocava il suo piacere nel sesso che stava leccando masturbandosi furiosamente. Sentivo il rumore che la lingua di Teresa faceva battendo nella fica della donna che stavo inculando. ‘Flap flap’ faceva il mio ventre contro il sedere di Gina mentre il pene scorreva nell’ano rilassato.
– Ah continua. . . Mhhh dai, riempimi il culo. . . Ahh, ahhh. . .

Un’improvvisa contrazione, l’ano si strinse spasmodicamente attorno al pene.
– Ahhh. . . Dovetti fermarmi col membro stretto nel culo della bella.
– Ahhh. . . sto venendo. . . mhhh!!! Si rilassò, stringendosi ancora al ritmo dell’orgasmo della donna che gemeva, soffiava.
– Ahhh. . . mhhh. . . ischhh. . . Ah vengo. . . dai. . . dai. . . vengo. . . ahhh. . .

Tra una fitta e l’altra la inculavo freneticamente il pene accarezzato dall’ano, massaggiato dalle natiche della mia amata in orgasmo per la lingua sapiente che la bruna anch’essa in orgasmo continuava a far andare.
– Mhhh. . . mhhh. . . Faceva Teresa fra le cosce di Gina mentre ne leccava perdutamente la vulva matida, le dita nella propria fica a trarne gli ultimi spasimi. Anch’io ero agli stremi! Venni esprimendo il godimento che mi dava il bel culo, eiaculando con grida rauche.
– Achhh prendi. . . prendi. . . Ohh Gina. . . sto godendo nel tuo culooo ! ! ! Ahhhh. . . ahhh. . . ahhhh ! ! !
– Si. . . dai. . . sfondami! Sento i tuoi schizzi. . . ahh amore si. . . siii! ! !

Quanto tempo durò il nostro godimento? Il pene sobbalzava irrorandola del mio sperma mentre lei continuando a muoversi lo spremette fino all’ultima goccia. Finalmente mi fermai ansante percependo le ultime contrazioni dello stupendo deretano.

Teresa fu la prima a riprendersi, strisciando sotto di noi si alzò e aprì il getto, l’acqua cadde sulla schiena della mia amante fluendo tiepida fra i nostri colpi. Rimasi a lungo nel tepore del sedere di Gina che volle trattenermi finche il membro rimase duro. Quando mi ritirai, si sollevò e girandosi mi baciò appassionatamente poi si rivolse alla bruna abbracciandola.
– Amore, sei stata bravissima. . . Era quello che volevo sai?

Teresa arrossì graziosamente, anch’io l’abbracciai baciando la bocca che sapeva del sesso di Gina.
– Anch’io devo ringraziarti!

Sorrise, era bellissima! Il corpo bagnato emanava ancora una straordinaria sensualità come se fosse perennemente pronto a concedersi. Era piacevole sentire l’acqua scorrere su di me, anche le due femmine assaporavano la sua carezza sui corpi nudi e sazi, accettarono di buon grado che le insaponassi, poi fui io a essere insaponato da loro, Gina insisté per lavarmi il pene, lo fece sorridendo con aria complice.

Ci sciacquammo spingendoci l’un l’altra ridendo come dei collegiali poi ci asciugammo. La padrona di casa ci pregò di seguirla in cucina, Teresa approvò.
– Brava, ho proprio fame, voi no?

Gina tirò fuori dal frigo arrosto e formaggio, la bruna l’aiutò apparecchiando una tavola improvvisata, mangiammo con appetito, chiacchierando allegramente. Mezzora dopo, seduti sugli alti sgabelli bevemmo un digestivo servito dalla nostra padrona di casa.

Il fatto che nessuno, neppure Teresa accennasse a rivestirsi faceva presagire che le nostre evoluzioni non fossero terminate, Gina tolse i bicchieri ormai vuoti e dopo un’occhiata all’amica si girò verso di me.
– Amico mio lei é stato stupendo, come possiamo dimostrarle la nostra gratitudine?

Non capivo, lei mi prese per mano e conducendomi al divano mi fece sedere.
– Non deve fare nulla, lasci fare tutto a noi. . .

Mi spinse contro la spalliera e si chinò sulla mia bocca. Fu un bacio dolcissimo, la sua lingua aveva il sapore del liquore bevuto prima, chiusi gli occhi sentendo le sue mani percorrere il mio corpo giù, fino al ventre.
Oh era bellissimo, lentamente il pene entrò in erezione, lo sentii tendersi, Gina spostò la bocca sul mio collo, le labbra umide scesero sulla mia gola. . .
-Ohh cara. . . Sospirai.

Aprii gli occhi, anche Teresa era china su di me, il suo viso era vicinissimo, la sua bocca si aprì sulla mia aspirando la lingua che tesi avidamente. Benché la bella siciliana mi avesse più volte concesso il suo corpo, non mi aveva mai baciato in quel modo.

Sospirai nella bocca le cui labbra giocavano con la lingua che avevano imprigionato, anche lei mi stava accarezzando; oh era bellissimo sentire le loro mani vagare sul mio ventre, aprire le mie gambe per apprezzare i testicoli. Era la mano di Gina o di Teresa quella che si era posata sul pene in una lieve carezza e dopo averlo impugnato ne faceva scorrere la pelle in una lenta masturbazione? So soltanto che quando la bruna sollevò gli occhi ansimai:
– Teresa, Gina. . . siete stupende!

Le due sollevarono il viso, negli occhi della mia amica brillava una strana luce.
– Tocca a te cara. Disse all’altra.

La bruna arrossì e chinò il viso sul mio petto mentre Gina andava ad appoggiarsi al bancone, si versò un’altro bicchierino preparandosi a guardare l’amica in azione. Teresa teneva in mano la verga apprezzandone il turgore con le dita calde, ne tese la pelle per fare risaltare il glande che accarezzò col palmo.

Sospirai quando posò le labbra sul mio capezzolo imprigionandolo in una morsa dolcissima. Aspettò di sentirlo teso prima di bagnarlo con la punta della lingua; era piacevolissimo, Teresa era di una delicatezza estrema, la sua lingua leggera lambiva i bottoncini passando dall’uno all’altro, suggendoli dolcemente.
– Mhhh. . . oh cara. . . é troppo bello! Ahh fallo ancora. . .

Mi lasciai andare gustando il lavorio di quella bocca che mi procurava sensazioni fin’ora sconosciute. Avrei voluto che continuasse all’infinito, ma quando prese a flagellarli con la punta gemetti mio malgrado. I capezzoli ora erano eretti, sensibilissimi, ogni colpo di lingua provocava in me una miriadi di sensazioni che si irradiavano in tutto me stesso acuendo il desiderio del pene che la donna continuava ad accarezzare.

Gina sorrideva compiaciuta centellinando il suo liquore, lo sguardo fisso su di noi, non cercò di nascondere il desiderio che provava, disse:
– Capisci cosa può fare la bocca di una donna? Cara continua!
Ebbro di desiderio posai una mano sul capo bruno e lo spinsi verso il pene che lei aveva eccitato.
– Oh Furio. . . si, si. . .

Cedendo alla mia pressione si chinò lentamente e. . . Oh che delizia sentire il calore umido, dolcissimo delle labbra di Teresa sulla cappella gonfia.
– Ohhh prendilo. . . e tuo!

Tesi il ventre offrendomi alla sua bocca. Ebbi la gioia di sentire le labbra schiudersi e scendere lente lungo l’asta. Sospirai, lei si fermò e rimanendo china si spostò ponendosi in ginocchio fra le mie gambe. Solo allora sollevò la bocca e tenendo il pene in mano lo rimirò lungamente.
– Oh é bello disporre di un cazzo come il tuo! Hai goduto nella mia fica, nel mio culo. . . adesso voglio farti godere nella mia bocca. Vuoi?

Non mi lasciò rispondere, lo inclinò e calò il viso con una lentezza esasperante facendomi sentire la sconvolgente carezza delle sue labbra.
Ohh cara. . .

Chiusi gli occhi, quando li riaprii, vidi Gina posare il bicchiere e andare dietro il banco, aprire un cofanetto, trarne un oggetto. . . Si chinò per alcuni secondi poi si rialzò movendosi verso di noi. Quando apparve interamente alla mia vista, soffocai un grido.

Teresa non si mosse credendo che la mia fosse un’esclamazione di piacere; la mia amica avanzava dietro la bruna facendomi segno di non tradirla, dal suo pube si ergeva un fallo, un cazzo del colore e dimensione del tutto simile ad un membro maschile, di un realismo stupefacente, completo di glande e testicoli.

Teresa che per tutto questo tempo era rimasta col pene in bocca, risalì l’asta con le sue calde labbra, fermandosi per succhiarlo dolcemente.
– Ahhh. . . ahhh. . . Esclamai follemente eccitato.

La bruna liberò la bocca per sorridermi.
– Ti piace vero? Avvertendo la presenza dietro di se volse il capo.
– Gina. . . cos’é quello?
– E bello vero? E’ per la tua passera e. . . per la mia! Sono due cazzi uniti a ‘V’ guarda, quando sarà il momento li farò vibrare e . . . vedrai!

Fece scorrere dalla sua vulva il pene che la riempiva per far vedere all’amica che erano uguali.
– Lo vuoi? Chiese. La bruna era ormai disposta a tutto.
– Oh si. . . dammelo!

Pose entrambe le mani sulle mie cosce e si inarcò tendendo la groppa, Gina si appressò facendole divaricare le ginocchia. Teresa ubbidì con grazia poi volse il capo e sculettando in modo delizioso disse:
– Dai cara, fammi sentire come mi scopi!

Gina afferrò il membro, capii che lo stava strusciando lungo il sesso della bruna perché la vidi chiudere gli occhi mentre sospirava:
– Oh infilalo. . . dai, fottimi!

La mia amica puntò il fallo fra le labbra della vulva e spinse.
– Ahhh che bello. . . La bruna aveva spalancato gli occhi. La sua bocca cercò il mio membro che oscillava pulsando di eccitazione, inseguendolo con la lingua, facendo salire la mia libidine alle stelle mentre mi leccava la cappella, il gonfiore del condotto spostandosi lungo l’asta. Gina arretrò e spinse nuovamente.
– Ahhh!!! Fece ancora, anche se non potevo vederlo, immaginavo il fallo entrare facendosi strada nelle carni della donna. Guidai il pene nella sua bocca aperta, Teresa lo ricevette con un lungo mugolio. Gina si muoveva affondando il fallo con lunghi colpi di reni che scuotevano la bruna i cui seni oscillavano al ritmo del coito straordinario che le penetrava entrambe, il suo viso calava ritmicamente sul pene che riceveva facendomi sentire l’urto del glande contro il fondo della sua gola.
– Mhhh. . . mhhh. . . Faceva la bella, le labbra dolcissime mi procuravano un piacere che aumentava sempre più facendomi pronunciare parole oscene.
– Ohhh Teresa. . . mi stai facendo un pompino divino! Aspetta! Ohh prendilo. . . prendilo . . .

Facendo forza sulla schiena, spinsi il pene nella sua bocca, lo ritirai, lo spinsi ancora. . . Lei mi assecondava fermandosi a bocca aperta mentre il membro scorreva su e giù fra le sue labbra; ‘schlac. . . schlac. . .’ faceva il fallo che Gina spingeva nella vulva fradicia della siciliana mentre aggrappata alle sue reni ansimava per lo sforzo e per il piacere che provava. La sua voce incitava la bruna:
– Prendi. . . ti piace essere fottuta da due cazzi. . . Ahh godi. . . dai! Mhh. . . sei tutta bagnata. . . anch’io sai?

Era eccitante vedere il mio pene scorrere fra quelle labbra che lo suggevano così dolcemente, Teresa scossa dalla duplice penetrazione si agitava mugolando il suo piacere, aiutando il coito dell’amica con i movimenti del sedere che spingeva per sentire il fallo scorrere nella vagina bollente fino ad urtare contro il suo utero.
– Mhhh. . . Faceva facilitando la mia penetrazione.
Schiacciavo a piene mani i seni durissimi, aggrappandomi ad essi per penetrarla, ne pizzicavo i capezzoli, eccitandomi alle sue urla.
– Ahhh. . . mhhh. . .

Il pene entrava e usciva dalla bella bocca copiosamente lubrificato dalla saliva che colando bagnava i miei peli, i miei testicoli.
– Prendi cara. . . oh prendi. . . prendi. . .

Urlavo mentre mi agitavo premendo le spalle contro lo schienale, scorrendo fra le labbra dolcissime con lunghi colpi di reni, ascoltando il piacere che dal pene si irradiava in tutto il mio corpo.
– Ohh cara, prendi. . . succhia. Mhhh. . . la tua bocca é come una fica! Mhhh. . . mi fa godere. . .

Guardai Gina, anche lei godeva! Il fallo che aveva nel ventre strusciava nella sua vagina ad ogni affondo che portava nelle carni della bruna ricevendone lo stesso piacere. La stanza si riempì delle grida della nostra lussuria e del profumo intenso dei sessi delle donne in calore; ero agli stremi, le ondate di piacere stavano per sommergermi, infine urlai.
– Oh é troppo! Sto per venire. . . mhhh adesso! Ahhh. . . ahhh!!!

Fu come un segnale, Gina si fermò, la sua mano scese. . . Vi fu un lieve ronzio, la mia amica si inarcò come per affondare maggiormente il fallo nella vagina della donna carponi, Teresa fece udire delle grida soffocate dal pene che sobbalzava nella sua bocca irrorandola di sperma.

Urlai, Gina spalancò gli occhi e urlò, Teresa la vulva in fiamme si agitava in orgasmo fra i due falli, Gina esclamò:
– Ahhh. . . vengooo. . . mhhh. . . ahhh. . . ahhh!!!!

Teresa gemette sul mio pene ricevendo lo sperma in lunghi schizzi che riempirono la sua bocca e che lei ingoiò; mi ero fermato stremato dal piacere, allora fu lei stessa a scorrere sul membro facendo andare il capo su e giù, su e giù. . .

Ormai solo i respiri affannosi rompevano il silenzio della stanza. Rimanemmo a lungo in quella posizione, infine Gina si staccò dalla bruna, il pene uscì dalla bocca di Teresa lucido di saliva. Aiutando la bella ad alzarsi mi complimentai con lei.
– Cara. . . sei stata stupenda! Teresa si sottrasse arrossendo.
– Ve lo dovevo per la magnifica giornata che mi avete fatto trascorrere. . . Osservò il doppio fallo che l’aveva tenuta unita all’amica.
– Oh sono orribili! Preferisco quello di Furio! Gina le sorrise.
– Lo avevi, ricordi?

Ci rivestimmo dopo aver preso velocemente la doccia. Teresa era triste, quando la padrona di casa chiese se potevamo averla ancora con noi rispose:
– Non posso, vado a Bari, hanno trasferito mio marito, mi dispiace!

Se ne andò mestamente, per lungo tempo Gina e io ricordammo Teresa e il suo magnifico corpo.

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