Memorie di un bancario – Il mio incontro con Rita

Il mio incontro con Rita
Solo molto dopo seppi della richiesta che Mara aveva fatto a Gina per accontentare la giovane amica. Quel giorno di fine agosto mi ero affrettato a casa sua a seguito della sua telefonata, diceva che una graziosa personcina desiderava conoscermi. Ero irritato, la settimana di castità cominciava a pesarmi e mi promettevo di trascorrere con lei una giornata di piacere, non che fossi del tutto contrario a una nuova conoscenza femminile, ma era lei che volevo. Dissi:

– Ma cara . . .Non potei aggiungere altro perché rispose:
– L’aspettiamo! E riagganciò.

Dieci minuti dopo suonavo alla sua porta. Mi ero preparato ad esprimere tutto il mio disappunto ma quando me la vidi davanti, la mia collera svanì.
– Oh cara . . . Dissi quando rinchiuse la porta tendendo le braccia per stringerla.
– Aspetti, abbiamo delle ospiti!

Mi fece cenno di seguirla. Indossava un semplice vestitino leggero che lasciava libere le braccia, da come la stoffa aderiva al bel corpo, capii che quello era tutto ciò che aveva indosso. Al nostro ingresso nella sala una bionda bellissima si alzò, anche la sua compagna si era alzata, una fanciulla dall’età incerta, dai capelli corti che avrebbe potuto essere sua sorella minore non fosse per l’evidente diversità.

La giovane era abbronzata come lo sono le adolescenti che non temono ancora l’oltraggio del sole sulla pelle mentre per l’altra essendo di carnagione chiara, la sua abbronzatura tendeva al color rame. Gina ci presentò:
– Il signor Masi, le signorine Mara e Rita. Le ho detto di Mara, ricorda?
Il viso mi rammentava una delle modelle dell’album che Gina mi aveva mostrato, stentai a riconoscerla nella stupenda bionda alla quale strinsi la mano. Vedendosi riconosciuta Mara rise mostrando la dentatura perfetta.
– Ha visto le mie foto? Allora avevo solo qualche anno più di Rita.

Era arrossita, notai che anche lei sotto il vestito era nuda, ammucchiati in un angolo vidi gli indumenti intimi delle due donne. Gina rise seguendo il mio sguardo, mi prese in disparte e accennando alla giovane, mi confidò:
– Mio caro, Mara e io vogliamo fare all’amore. La piccola cara invece vuole un uomo, possiamo contare su di lei?
Non potevo crederci, malgrado la mia curiosità mi sentii a disagio davanti a quella strana richiesta. La mia amica cui nulla sfuggiva chiese:
– Le piace? So che sarà delicato con lei, non dica di no, la prego!

La ragazza aspettava guardandomi con occhi che avrei definito innocenti se non avesse udito senza battere ciglia. Mi rivolsi a Gina:
– Ma. . . é così giovane!

Mara sorrise alla mia amica , intervenne per replicare:
– Una giovinetta che vuole un uomo non é più una bambina! Allora, vi lasciamo soli, vero Rita?

La fanciulla senza cessare di fissarmi annuì lentamente, Gina mi diede un bacetto sussurrandomi:
– Vedrà, Mara dice che é eccezionalmente calda. . .

Passò il braccio attorno alla vita della bionda uscendo con lei dalla stanza. Rita che aveva seguito con lo sguardo le due allontanarsi, tornò a fissarmi. Ero imbarazzato e incredulo, mi sedetti sul divano, ad un mio cenno si avvicinò fino a sfiorare le mie gambe, aprii le ginocchia, lei fece un piccolo passo. . .

Aspettava con le braccia abbandonate lungo i fianchi che facessi qualcosa, posai le mani sulle sue spalle e per darmi un contegno chiesi accennando alla porta:
– Sai dove sono andate?
– A fare all’amore, senti?

Era vero, attraverso la parete si udiva il cigolio di un letto, gli occhioni continuavano a fissarmi finché chiesi:
– A te piace fare all’amore?
– Si!

Oh com’era magra, sentivo le ossa sotto le mie dita. Chiesi ancora:
– Con chi lo hai fatto?

Spostai le mani sulla sua schiena, sentivo il calore della sua pelle attraverso la stoffa sottile.
– Con Mara, é stata lei ad insegnarmi. . .

Le mie mani scesero lente seguendo la spina dorsale facendo rabbrividire la giovane.
– E. . . come ti ha insegnato?

Sul suo collo una venuzza pulsava lentamente, ora le mani erano sull’avallamento delle sue reni.
– Ci spogliamo poi mi bacia tutta. . . anch’io e . . . godiamo.

Il sedere di Rita sporgeva compatto e sodo, lo palpai senza che lei accennasse ad opporsi.
– E. . . con i ragazzi?

Anche le gambe erano sode, le accarezzai attraverso la gonna scendendo lentamente.
– Con loro mi lascio toccare le gambe fin su poi quando sento le loro dita sulla passera, prendo in mano il loro uccello e lo meno fino a venire insieme a loro.

Parlava senza nessuna reticenza; passai le mani sotto l’orlo della gonna e risalii le gambe lisce, fino alle mutandine che entravano nelle chiappette strette del suo culetto.
– Fanno cosi? Chiesi insinuando le dita nell’indumento, seguendone il bordo fino ad incontrare la peluria del pube.
– Si . . . così! Rispose arretrando appena per consentire alle mie dita di toccare il giovane sesso.
– E. . . non ti hanno mai chiesto altro?

Stavo avendo un’erezione, mi vergognai del mio desiderio, era così giovane! Le mie dita percepivano il rilievo della sua fessurina, Rita fremette avvicinandosi fino a schiacciare il petto contro il mio. Sollevò gli occhi.
– So che vorrebbero scopare.
– E. . . tu?

Il suo sesso era già umido, le mie dita seguirono il taglio delizioso dalle carni lisce, calde. . .
– Anche a me piacerebbe ma. . . ho paura che poi si vantino coi loro amici. Mara dice che con te posso farlo senza timore.
– Rita. . . non mi dirai che sei . . .
– Si, non ho mai scopato!

Mi venne un groppo in gola, era vergine! Avrei voluto scappare ma il desiderio che sentivo era troppo forte. Ero arrossito, i suoi occhioni mi fissavano ansiosi, vide che guardavo la sua bocca, sorrise timidamente. . .

Avvicinai il viso al suo. Chiuse gli occhi, le mie labbra sfiorarono le labbra giovanili, Rita le dischiuse, la sua lingua venne incontro alla mia, la sua bocca si aprì. La baciai accarezzando la sua fichina. Mugolando si lasciò esplorare dalla mia lingua, vi serrò le labbra attorno suggendomi dolcemente, poi mi diede la sua lingua. Si staccò per chiedere:
– Sei arrapato?
– Cosa?

Gli occhi che ora fissavano i miei erano decisamente quelli di una donna.
– Ti é venuto su?
– Si. . . Risposi.

Chinò il viso guardando in modo eloquente il gonfiore che deformava i miei pantaloni.
– Oh. . . me lo fai vedere?

Si scostò appena mentre facevo scorrere la cerniera. Non mi riuscì ad estrarre il pene, mi alzai e slacciai i pantaloni, li abbassai insieme agli slip, li sfilai poi mi tolsi la maglietta. . .
La fanciulla seguiva i miei movimenti, il suo interesse mi mise in imbarazzo, era la prima volta che mi denudavo per primo. Appena fui seduto, si avvicinò, la presi fra le braccia. Oh sapeva baciare la piccola! Le sue labbra suggevano la mia lingua in modo talmente voluttuoso che spalancai la bocca lasciando che la sua boccuccia entrasse nella mia. Le sue mani scesero esitando, trovarono la verga, la strinsero. . .

Mi staccai, la fanciulla aveva chinato il capo guardando assorta l’operato delle sue mani. Le sue dita si muovevano adagio esplorando timidamente il membro gonfio, duro, seguendo il rilievo delle vene pulsanti. era talmente piacevole che ebbi una contrazione nelle sue mani.
– Ohhh. . . Fece stupita sollevando gli occhioni. Chiesi:
– Ti piace? Riportò lo sguardo sul pene.
– Oh si! E’ così bello. . .

Ora le dita si muovevano liberamente su tutta la verga soffermandosi ad accarezzare il glande, scendendo lungo il rilievo del condotto, giù, fino ai testicoli. Oh che voglia mi mise!
Cominciai a sbottonare la camicetta chiusa sulla sua schiena, se la lasciò togliere riprendendo la verga appena liberate le braccia. Disfeci il fermaglio della gonna che cadde attorno ai suoi piedi, le mutandine tese sul minuscolo monte di Venere mostravano sul sesso la macchia umida del suo desiderio. Le sfilai adagio, passai la maglietta sopra la sua testa…

Ora che era nuda sembrava impacciata, i suoi occhi aspettavano il mio responso.
– Sei bella, mi piaci sai?

Ero sincero! Non era magra, le braccia erano ben tornite come le gambe, i seni che si stavano sviluppando formavano dei graziosi rilievi ornati da capezzolini minuscoli come ciliegine. I fianchi erano già pronunciati, le cosce deliziose si congiungevano mostrando un ciuffetto di peli nerissimi che non riuscivano a celare al vertice del pube l’inizio del sesso, una deliziosa fessurina dalla quale non riuscivo a staccare gli occhi. La fanciulla chiese in un soffio:
– Allora, mi farai scopare?

Mi guardava ansiosa come se temesse un diniego, tesi le braccia, la strinsi. Le mie mani vagarono sulla sua schiena, la sentii tremare mentre la accarezzavo piano, scendendo sul culetto sodo, le piccole cosce. Lei le divaricò. . .
– Cara, non sai cosa significa, sei così giovane!

Le mie mani risalirono l’interno delle cosce fino alla loro congiunzione, le dita incontrarono la morbidezza della fichina, proseguirono fra le natiche strette sfiorando il bottoncino dell’ano. Rita strinse forte il membro, parlò al mio orecchio:
– Lo so! Mara mi ha lasciato guardare mentre era con un uomo.
Non tremava più, il suo petto era così vicino che sentivo il suo cuore battere. Chinai il viso sul suo seno, chiesi sfiorando con le labbra una mammellina.

– Cos’hai visto?
Lei si sollevò per guardare mentre percorrevo i soffici rilievi di piccoli baci. Aprii la bocca su un capezzolo, era minuto, lo picchiettai con la lingua, lo sentii tendersi.
– Si sono messi nudi, come noi e hanno scopato, ma prima. . .

Lasciai il seno, il capezzolino lucido di saliva era turgido, mi porse l’altro capezzolo. Succhiai la dolce ciliegina, la flagellai a colpi di lingua, lei sospirò, le mie dita separarono le chiappette accarezzando liberamente la rosellina dell’ano.

Rita fissava le sue mani che impazienti si muovevano sul membro. Mi stava masturbando! I suoi gesti lungi dall’essere osceni dicevano tutta l’ingenuità della giovane, i suoi occhi brillavano della gioiosa curiosità della ragazzina alle prese con un nuovo giocattolo.

Maneggiava il pene con delicatezza, tendendone la pelle per far risaltare il glande che accarezzava con dita sicure. Proseguì:
– Prima Mara ha preso in bocca il coso di lui, era lungo come il tuo ma non così grosso!

I suoi occhi fissavano i miei, mi alzai sollevandola fra le braccia. Vidi un tavolino presso la finestra, mi avvicinai col mio fardello e lo posai su di esso le gambe pendenti oltre il bordo. Rita rabbrividì al contatto della schiena sul marmo, la luce che filtrava fra le persiane giocava col suo corpo facendone risaltare le forme acerbe ma deliziose.

I seni minuscoli erano dei graziosi coni sormontati dai capezzolini rosa appena più cupi delle aureole che ne ornavano le punte, il ventre piatto declinava dolcemente per poi sollevarsi nella lieve protuberanza del pube. Un raggio di sole faceva brillare i peli corvini illuminando la pelle sottostante e le labbra gonfie della deliziosa fessura.

Mi avvicinai, il mio membro sfiorò una mammellina, Rita lo prese in mano, strofinò il glande sul capezzolo che si flette al passaggio raddrizzandosi con una vibrazione che fece sospirare la giovane.
– Ohhh. . . mi piace!

Lo passò sull’altro suo seno poi l’avvicinò al viso. Rise vedendolo così lungo e rigido.
– Oh é bello il tuo cazzo! Non lo aveva più chiamato “coso”

Lo avvicinò alle labbra socchiuse, lo poggiò su di esso, vi depose dei piccoli baci che sarebbero stati casti, se l’oggetto che le labbra rosse stavano percorrendo non fosse il membro di un uomo eccitato. Mi protesi sul suo viso. Oh com’erano morbide e calde quelle labbra! La giovane ridendo muoveva il viso esplorando tutta la verga.
– Ihhhh. . . non sapevo che fosse così grosso!

Lo premette sulla bocca, le labbra si schiusero, la lingua rosa saettò a lambirlo. Ero sconvolto ma non potevo staccarmi! Protesi il ventre muovendo le reni per farmelo lambire, vergognandomi per l’eccitazione che provavo nel vedere la sua linguetta danzare sul mio pene, seguirne le vene soffermandosi sotto il glande gonfio. Implorai:
– Cara. . . lo vuoi proprio?

Rita rimirò la verga luccicante di saliva, la leccò ancora poi:
– Lo so, ti piacerebbe darmelo in bocca! Ma poi me lo metterai lì, vero?

La mano scese al suo pube, indicando col dito la sua fessurina. Salii sul tavolo, le ginocchia divaricate sopra il capo bruno, le mani ai lati del suo bacino, mi chinai posando i gomiti sul marmo, afferrai le piccole natiche, lei sollevò le gambe, le aprì poggiando i piedi sul bordo del tavolo. Sentii che aveva afferrato la mia verga, guardai sotto di me. . .

La giovane guardava con curiosità il membro che oscenamente ondeggiava sopra di lei, sorrise vedendo che era più lungo del suo viso, i testicoli erano solleticati dai suoi capelli il glande sfiorava il suo mento, i suoi occhi seguivano le mani in movimento, le dita accarezzavano l’asta di carne come fosse un giocattolo delicato.
– Ti piace cara?

Le sue labbra si mossero appena. Disse:
– Oh si. . . si!

Le mani inclinarono la verga, le labbra si schiusero. . . Avanzai porgendo il glande, la fanciulla si aggrappò alla mia vita per sollevarsi, con uno sforzo alzò il capo.
– Ahhh cara. . . cara. . . Sospirai.

Vidi la sua bocca aprirsi e salire lungo l’asta. Un calore dolcissimo pervase il glande, salì lungo tutta la verga. . . Non avevo mai provato nulla di simile, rimase a lungo in quella scomoda posizione, col membro in bocca. Mi stava succhiando! Finalmente il capo ricadde, chiese ansimando per lo sforzo:
– Non l’avevo mai fatto. . . é così che si fa?

Le sue mani ripresero la verga mantenendola verticale sopra la bocca, pronta a ricominciare, era così inesperta che mi fece tenerezza. Come molte donne, istintivamente pensava che gli uomini provano piacere nel farsi suggere.
Allargai le ginocchia e abbassai lentamente il bacino, il membro scivolò fra le labbra morbide della fanciulla, lo estrassi adagio, mi abbassai ancora.
– Così cara, così. . .

Capì subito, dopo qualche istante rovesciò il capo. Era tremendamente eccitante vedere il mio pene sprofondare nella bocca della giovane; stringeva appena le labbra lasciando che l’asta entrasse in profondità, guidandone lo scorrimento con entrambe le mani.
– Rita. . . oh meravigliosa Rita!

Portai lo sguardo sulla sua intimità. La fica della ragazzina era socchiusa sulla carne rosa scintillante di umori dei quali percepivo il profumo delicato. Le labbra aperte rivelavano il clitoride teso, il sesso era nudo, bordato da peli nerissimi che si infittivano proseguendo sul pube in una striscia corvina che si allargava appena. Le piccole labbra tumide e aperte sulla vagina virginale pulsavano di desiderio.

Al di sotto, separato da un breve tratto, vidi l’ano rosa circondato a raggiera da pieghine minuscole. Accarezzai il culetto rotondo, le cosce lisce, deliziose, poi chinai il viso sulla bella fichetta.

La giovane trasalì al contatto della mia lingua e allargò maggiormente le cosce in un muto invito. Leccai le carni delicate come si lecca un frutto percorrendo la stretta fessura con voluttà, la giovane sospirando puntò i piedi sollevando il bacino, la sostenni le mani sotto le chiappette che aprii passando le dita nel solco caldissimo mentre a piena bocca baciavo la palpitante passerina.
– Mhhh. . . mhhh. . .

Mugolava la giovane sul membro che empiva la sua bocca e che scorrendo mi deliziava riempiendomi di una libidine che sfogavo esplorando la sua fichina, mandando la giovane in estasi. Il piacere tolse le ultime inibizioni alla fanciulla, la sua bocca si mosse attivamente, con le labbra, la lingua, sollevando il capo incontro al pene che riceveva fino in fondo alla giovane gola, lo leccava quando lo ritiravo per affondarlo ancora e ancora.
Sospiravo fra le cosce della fanciulla mescolando la mia saliva agli umori della fichetta in calore, leccandone le carni lisce, suggendo le labbra del bel sesso. Mordicchiai il clitoride acuendo la libidine della giovane che gemendo mi ricambiava facendo scorrere velocemente la bocca sul pene che le sue mani masturbavano avidamente.

Fu un ‘fellatio cunni linguae’ delizioso, per entrambi il piacere saliva sempre più prepotentemente. La giovane si inarcò quando sentì la mia lingua nella vagina, mi respinse con forza, il membro uscì dalla sua bocca. Disse ansimando:
– Oh basta. . . non resisto, ti prego. . . fammi scopare!

Scesi dal tavolo. Rita mi fissava con occhi imploranti, il suo viso aveva l’espressione di dolce sofferenza che hanno le donne quando temono che il godimento cui si erano preparate stia per sfuggire loro.
– Vuoi scoparmi vero? Chiese.

Mi portai ai suoi piedi, Rita era rimasta aperta, la fichina bellissima era tutta bagnata, i peli che la mia saliva aveva incollato alla sua pelle rendevano il giovane sesso ancora più nudo e desiderabile. Lei seguì il mio sguardo.
– Guardala, é tua, per il tuo cazzo. Mi farai godere vero?
– Sì . . . sì . . . Risposi accarezzando l’interno delle coscette aperte.

Il viso della fanciulla si illuminò, sorrise sollevando le gambe che poggiò sulle mie spalle ai due lati del mio collo. Sentì pesare il membro sulla fichina bagnata, lo afferrò con entrambe le mani. Arretrai leggermente lasciando che lei stesso lo puntasse, sentii contro il glande la morbidezza delle carni che stavo per violare, chinai lo sguardo e. . . mi vergognai! Rita sospirò:
– Ohhh . . . il tuo cazzo! Mi é piaciuto subito sai? Anche quando mi l’hai dato in bocca. . . l’ho sentito così morbido ma talmente duro. . .

Mi stava attirando dentro di se mettendo nelle braccia tutta la forza del suo desiderio. Già il glande stava aprendo le labbra strette della piccola vulva, inorridii vedendo la sproporzione del membro puntato sulla sua cosina, ma era tanto il desiderio che mi dava il calore che sentivo attorno al glande che non potei resistere. La giovane urlò implorandomi:
– Dammelo. . . lo voglio! Ohhh. . . sta entrando. . . oh sì, infilalo dentro. . . tutto!

Posai le mani ai lati del suo busto, lei fissandomi negli occhi ritirò le mani aggrappandosi al mio collo. Le gambe scivolarono dalle mie spalle, lei le mantenne sollevate aspettando in quella posizione che la penetrassi.
Premetti piano, sentii il pene scivolare aprendo la giovane vulva, urtando lo sbarramento dell’imene. Sospirò:
– Oh siiii. . .
Spinsi ancora, la fanciulla rovesciò gli occhi e gridando mi ricevette nel suo ventre.
– Ah. . . ahhh. . . ahhhhh! ! !

Le urla della vergine deflorata riempirono la stanza e durarono per tutta la penetrazione che fu lunghissima. Vi fu un trambusto al di là della parete, la porta si aprì. Gina e Mara si precipitarono nella stanza, mi videro sopra la giovinetta.
– Oh cara. . . cara, ti ha fatto male? E’ un bruto. . . oh piccola, parla!

Era Mara, accarezzava il viso della giovane, mi sollevai. Era nuda, bellissima, sembrava una furia. Mi fulminò con lo sguardo poi si addolcì vedendo la ragazza sorridere come una scolara che finalmente é riuscita a superare un esame.
– No Mara. . . non mi ha fatto male! E’ tutto dentro , lo sento fin qui!
Col dito indicava un punto sotto l’ombelico, Gina si avvicinò, anch’essa nuda, le due fissavano il sesso della giovinetta che il pene aveva dilatato oltre misura. La bionda mi sorrise ansiosa.

– La prego, faccia piano. . . La prima volta é importante per una donna!

Le donne ai due lati della ragazza distesa sembravano sacerdotesse intente a presenziare ad un rito di iniziazione; i corpi nudi luccicanti di sudore emanavano una sensualità primordiale, i peli incollati ai loro sessi indicavano in modo eloquente l’occupazione che le urla della fanciulla avevano interrotto.
Presero le gambe sollevate mantenendo la ragazza aperta, Mara mi guardò, mi fece un cenno . . .. Lentamente mi ritirai, il lungo sospiro della giovane accompagnò l’apparire della verga, mi fermai.

Le labbra della piccola vulva si protendevano strette attorno al glande come a trattenerlo, posai le mani sui teneri fianchi e lentamente affondai nuovamente.
Oh com’era stretta la piccola e che piacere mi dava il suo grembo umido e cosi caldo, Rita tese le braccia alla bionda gridando la sua gioia.
– Ihhhh. . . che bello! Oh Mara. . . non credevo fosse così . . . Ahhhh ! ! !

La donna lasciò la gamba e si piegò sulla giovane amica accarezzando il piccolo viso. Le braccia l’attirarono, la bocca si sollevò incontro alla sua bocca, le lingue si cercarono lascive. Gina mi guardò poi guardò le due che si baciavano golosamente, i suoi occhi pieni di desiderio si posarono sul piccolo petto ansante.

Anche lei lasciò ricadere la gamba per chinarsi a lambire voluttuosamente le tenere tettine, la lingua della mia amante danzò sul petto virginale passando da un seno all’altro, picchiettando i capezzolini eccitati e talmente turgidi che la giovinetta si lamentò nella bocca della bionda.

Sostenni le sue gambe che si strinsero ai miei fianchi, le mie mani scesero lungo le sue cosce, sotto il tenero culetto che mantenni sollevato mentre estraevo nuovamente il pene. Questa volta l’affondai d’un colpo.
– Mhhhh! ! ! Fece la giovane. Sospirai, l’estrassi ancora e:
– Mhhh. . . ahhhh. . . Così. . . sì. . . così! Mhhh. . . ahhh . . . Esclamava la fanciulla.

Mara si era sollevata per guardare lo scorrere del membro nella fichetta della sua allieva che malgrado fosse al suo primo coito, si comportava come una femmina vogliosa di piacere.
Riceveva il pene con grida gioiose che fugarono tutti i miei rimorsi. Le dita fra le sue chiappette erano bagnate degli umori che stillava il suo sesso, l’ano era scivoloso e cedevole, lo stuzzicai a lungo facendo inarcare la fanciulla urlante.
– Ahhh come godo. . . ah ancora. . . ancora. . . Oh Mara, guarda! Mi sta scopando. . .

Si contorceva offrendo le tettine alla bocca che le suggeva, lambiva i capezzolini vibranti, strappando dei lamenti che emetteva a bocca aperta. La lingua che la giovane passava sulle labbra come un’assetata atttirò la lingua di Gina che lasciò i capezzolini dolorosamente tesi.

Mara al mio fianco guardava affascinata come la verga apriva la fichina della sua giovane amica apparendo luccicante di umori. Rita si muoveva gemendo ad ogni mio affondo, il giovane ventre percorso da fremiti, le tenere cosce spalancate che accarezzavano i miei fianchi stringendosi e rilassandosi al ritmo del nostro coito.
– E’. . . bello come la soddisfa, guardi come gode! Disse.

La ragazza che aveva respinto il capo di Gina, le braccia abbandonate lungo i fianchi, mi fissava ora con l’espressione quasi dolorosa che hanno le donne nel piacere.
– Mhhh. . . mhhh. . . mhhh. . . Faceva ad ogni mio affondo.

La scopavo lentamente gustando il lungo scorrere del pene nel ventre caldissimo e la carezza della vagina stretta e talmente bagnata che piano piano il piacere salì impossessandosi del mio corpo e insieme ad esso una libidine infinita che mi fece esclamare:
– Prendi oh si, godi. . . godi. . . godi. . .
Sentii i primi spasimi della fichina stringere il pene, mi fermai. Mara si fece vicinissima, sentii la sua mano sull’interno delle mie cosce, palpare i miei testicoli, le dita toccare l’asta immersa a metà nella piccola vulva.
– Bravo. . . così! Ecco come si soddisfa una donna. . . Mamma mia che cazzo!

Le sue dita strinsero la verga.
– Ora basta, la finisca. . . non ne può più la piccola cara!

La sua mano spinse il pene nella vulva della ragazza, lo accompagnò quando lo ritirai, le dita accarezzavano l’intera asta, la spinse ancora fino in fondo. . . Non l’abbandonò più dando il ritmo al coito, in breve il mio piacere salì alle stelle.

Il membro accarezzato dalle dita esperte della bionda andava e veniva scuotendo la fanciulla ormai agli stremi. Uno spasimo, un altro. . .
– Ahhh godo . . . godo . . . Mhhh . . . che bello! Stò per venire! Adessoooo ! ! !

Rita respinse nuovamente il viso della mia amante, Gina si sollevò contemplando il corpicino fremente, non resistette! La sua bocca scese lungo la sua gola, sui piccoli seni, giù, giù fino al ventre, ai peli matidi, fermandosi infine sull’unica parte della fichetta lasciata libera dal membro in movimento. Appena la sua lingua lambì il clitoride, la ragazza si inarcò iniziando un orgasmo che la travolse scuotendo il corpicino in lunghe ondate che la fecero delirare.
– Cosa mi fate. . . ahhh si! Che bello. . . oh come godo! Non fermarti. . . ihhh dammelo. . . dammelo tutto. . . ahhh. . . ancora. . . mhhh si. . . si. . . ahhh vengo. . . ahhhhhh ! ! !

La vagina della fanciulla si strinse rallentando la corsa del pene, dando modo a Mara di accarezzarlo in modo sconvolgente mentre Gina leccava e suggeva il grilletto della giovane in orgasmo, arrivando a lambire il mio pene. Era troppo anche per me, presi a scorrere fra le tenere cosce a grandi colpi di reni; il pene accarezzato dalla vagina e oro masturbato sapientemente dalle dita della bionda, con lunghi sobbalzi cominciò a scaricare nel grembo della giovane il suo caldo liquido.
– Prendi. . . ah si, é tutto per te! Mhhh sì. . . dentro di te. . . ah che bello. . . ah ah ahhhh! ! !

Lo sperma ben presto debordò lubrificando la verga che come un ariete apriva le carni della giovinetta, imbrattò le dita che la massaggiavano fluendo fra le labbra della mia amante la cui lingua continuava a muoversi sul clitoride della giovane accompagnando un orgasmo che fu lunghissimo.

Era finito, Rita ansimava sollevando e abbassando le deliziose tettine, Mara osservò le sue dita coperte dal liquido denso del mio piacere e guardandomi maliziosamente le portò alla bocca.
– Mhhh! ! ! Fece succhiandole golosamente ad una ad una, Gina che si era sollevata vide il gesto dell’amica, anche le sue labbra erano lucide di sperma. Vi passò lentamente la lingua allungandola per lambire la goccia che colava verso il suo mento. Ero sconvolto per la lussuria delle due, Rita che aveva chiuso gli occhi non si era accorta di nulla. Adagio mi ritirai dalla fanciulla.

Il pene uscì ancora rigido ma iniziò subito ad afflosciarsi. Contemplai la vergine che avevo deflorato e . . . mi vergognai! Mara si chinò a guardare fra le gambe della ragazza dove l’ingresso della vagina ancora aperto lasciava colare un filo di sperma colorato di rosa, tutta la fichina luccicava di umori.
– Ha sanguinato appena! Disse. Gina accarezzò il viso infantile.
– Non é nulla, passerà subito.

La ragazza aprì gli occhi e sorrise.
– E’ stato bellissimo! Disse sollevandosi.

La bionda con un fazzoletto deterse con cura il piccolo sesso, aiutai la fanciulla a scendere dal tavolo.
– Caro Masi, La accompagna lei a fare la doccia?
– E voi? Chiesi.

Nessuna delle due rispose, il modo in cui le due si guardavano fu più che eloquente. Mentre uscivamo vidi Gina estrarre da un cofanetto un oggetto, il doppio fallo che la mia amica aveva usato in mia presenza con Teresa. Chiusi la porta e seguii la figurina leggera.

Lascia un commento